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Presentazione di La più amata di Teresa Ciabatti - A cura di Rosalba Pipitone

Si è svolta a Marsala nel complesso monumentale San Pietro la presentazione di La più amata, libro di Teresa Ciabatti, finalista al Premio Strega 2017. A introdurre il giornalista Renato Polizzi e l'assessore alla pubblica istruzione e alle politiche giovanili Anna Maria Angileri con i ragazzi dell'istituto Pascasino che hanno letto alcuni brani del libro.

L'estate dello studente - A cura di Rosalba Pipitone

Alle parole “studente” ed “estate”, da quando sono stati aboliti gli esami di riparazione, l’associazione più immediata rimanda, per un verso o per l’altro, al concetto di “vacanze”. Come spesso avviene, la via mentale più breve e apparentemente semplice è anche la più insidiosa: a ogni modo, è un’occasione singolarmente propizia per dimostrare e applicare una qualità che non dovrebbe mai mancare a un Pedagogista, vale a dire un sano discernimento.

Il tempo e la storia nella satira d’annata - A cura di Massimo Presciutti

La storia sarà infinita ma si nasconde quasi totalmente nelle pagine del tempo, è un’immensa biblioteca le cui fonti sono gli archivi della memoria, dei ricordi, degli atti ufficiali. La storia è il destino, gli archivi il contrario del destino, esiste una parola che definisca il contrario di destino? Il rifiuto del destino può andare, per ora.

Globalizzazione e libertà - Amartya Sen. A cura di Stefania Iacobelli

Nel testo in questione Sen, in riferimento al contesto globale, è come se volesse sottolineare la necessità, per le scienze e i saperi, di riferire la propria riflessione a un processo certamente non nuovo ma giunto, allo stato attuale, in una fase culminante e, almeno fino a pochi decenni fa, difficilmente prevedibile. Un processo che, certamente, non può non investire anche la riflessione pedagogica, a maggior ragione la riflessione di quegli studiosi che ne auspicano una riconfigurazione in senso interculturale

L’immagine è l’unico ricordo che ho - Nerina Toci




In uscita il 9 novembre in tutte le librerie L’immagine è l’unico ricordo che ho, il primo libro fotografico di  Nerina Toci  con la prefazione di Letizia Battaglia
Un intenso libro fotografico in cui la fotografa Nerina Toci esplora la sua immagine che diviene soggetto dei suoi scatti. La fotografia è il pretesto per indagare dentro se stessa, immortalandosi in spazi interni, spesso spogli, e in mezzo alla natura, e mostrando i soggetti con i quali ha un rapporto empatico.
Gli scatti di Nerina mostrano se stessa in una nudità contemplata e in un solitario abbandono. Immagini romantiche e decadenti, drammi dicibili e indicibili, eterni in ogni istante. La donna ride, si dispera e a volte piange, cercando le fattezze di un volto ritrovato e, dissimulando, imbroglia lo sguardo per poi catturarlo, mostrandosi nella sua violata identità.
“Un po’ teatro, un po’ cinema un po’ danza. Le fotografie di Nerina Toci si nutrono di molteplici elementi. Ma l’inquietudine la fa da padrone – scrive Letizia Battaglia nella prefazione – l’inquietudine dinanzi all’obiettivo fotografico diventa composizione controllata, aggraziata, e qualche volta, ma solo qualche volta, persino ironica.”   
Nerina Toci nasce a Tirana il 21 gennaio del 1988 e arriva in Sicilia in tenera età dopo la fuga dai Balcani. Inizia la sua carriera come modella e dal 2015 si occupa di fotografia,  prediligendo scatti in bianco e nero di donne e, in particolare, di se stessa. Nel 2016 e nel 2017 nelle personali: “Tà aphrodìsia” (Terrasini), “La fotografia media i conflitti” (Palermo), “Nuk behet” (Capo d’Orlando), “Tra le pieghe” (Manziana), “BuscándoME” (Chile), “Imazhi është e vetmja kujtesë që unë kam” (Tirana).






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Presentazione di La più amata di Teresa Ciabatti - A cura di Rosalba Pipitone





Si è svolta a Marsala nel complesso monumentale San Pietro la presentazione di
La più amata, libro di Teresa Ciabatti, finalista al Premio Strega 2017.

A introdurre e conversare con la scrittrice,  il giornalista Renato Polizzi e l'assessore alla pubblica istruzione e alle politiche giovanili Anna Maria Angileri insiame ai ragazzi dell'istituto Pascasino che hanno letto alcuni brani del libro.

Mi chiamo Teresa Ciabatti, ho quattro anni, e sono la figlia, la gioia, l'orgoglio del Professore.

Il Professore è Lorenzo Ciabatti, primario dell'ospedale di Orbetello dopo un tirocinio in America. Tutti lo amano, tutti lo temono e Teresa è la sua figlia adorata.

Il libro è un'indagine, un exursus tra i meandri della memoria, per scoprire perchè Teresa sia diventata questo tipo di adulto. È una ricerca tra i ricordi volta a scoprire l'origine, a cosa sia successo, a chi le abbia fatto del male, chiedendosi cosa abbia generato questa donna incompiuta.

"C'è tanta realtà e tanta invenzione in questo libro, non ci può essere una verità assoluta, non può esserci un'autobiografia oggettiva -dice Teresa Ciabatti- se il punto di vista è uno dei tanti e se la voce narrante, io, è una voce psicotica, agitata, mitomane, che garantisce che la verità è pur sempre una verità relativa".

Fino a pagina 100, è la voce narrante a far da guida. Una voce narrante molto fastidiosa, a detta della Ciabatti stessa che descrive la bambina insopportabile, -volutamente così- che replica l'atteggiamento del padre, un delirio di questo io narrante che vive in una condizione di privilegio.  
"È interessante mettere in luce -continua la Ciabatti- come le azioni della bambina siano prive di conseguenze, come tutti tendano a sminuire avendo paura del padre, e come la bambina, facendo qualcosa che non va, alzi sempre il tiro: la società, la famiglia, privano la bambina del rapporto causa-effetto, le tolgono il valore dell'esperienza e vive così dentro una gabbia".

Dopo, la chiave di svolta, la bambina viene punita perdendo tutto, la piscina, la villa, il proprio regno subendo persino una metamorfosi fisica ed è destinata a scontrarsi con la realtà. A 16 anni, a Roma, non può più contare sul proprio cognome, è una perfetta sconosciuta, vive l'emarginazione, e non avendo l'esperienza di vita, inizia in ritardo la ricerca interiore dell'identità che mai aveva fatto prima.

Cambia il ritmo del racconto che diventa più affannato, dove si cercano le responsabilità, che vengono assunte dalla propria persona, smettendo di additare altri, scoprendo di essere una persona qualunque e per giunta inadeguata.

Conclude Teresa Ciabatti con l'elogio del fallimento e un sottile rammarico per la mancata vittoria del Premio Strega: "Sono abituata al fallimento e credo fermamente nella caduta. Sono diventata scrittrice perchè ho sempre fallito, il fallimento è una parte di racconto fondamentale, se manca quella parte non si è scrittori completi. Di tutta la letteratura la parte più interessante è il momento della caduta. Cadere più volte fa diventare consapevoli dei propri limiti ed essere uno scrittore migliore. Sono contro al fanatismo della vittoria o dell'eccellenza. Bisogna insegnare il valore della caduta".























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Avanti - Presentazione del libro di Matteo Renzi alle Cantine Fina




Si è svolta ieri, 9 settembre, nella suggestiva e raffinata location delle Cantine Fina di Marsala, la presentazione di Avanti, libro di Matteo Renzi. Numerose le persone presenti, circa un migliaio, per un libro che va letto senza pregiudizio alcuno e che suscita molte riflessioni, un libro che invita alla concretezza, che mette il punto sull’azione riformatrice, sulla pigrizia e i ritardi burocratici.

La dimensione sociale è incentrata sul dovere di ognuno di noi a far bene le cose, un estremo atto di volontà.

“Dobbiamo vincere la cultura della rassegnazione, dobbiamo tutti sporcarci le mani” –dice Renzi- “Dobbiamo metterci in gioco, il tempo dell’Italia non è il passato ma il futuro.

Sulla bocciatura del referendum: “Abbiamo certamente commesso degli errori. Avendo fatto tantissime cose, qualcuna poteva essere fatta meglio. Penso alla discussione sulla scuola e su tante altre tematiche e penso che quel referendum lo rifarei, perchè sono convinto che servisse all’Italia. Bisogna essere consapevoli di quello che non ha funzionato ma con lo sguardo sempre in avanti, non continuando a macerarci su quello che è accaduto in passato”.

“Quello che è cruciale è continuare a investire sulla scuola, sulla cultura, sull’Università, sulla ricerca, sui giovani, perchè un Paese che taglia sulla cultura e sulla scuola, è un Paese senza futuro”.

“La differenza tra il populismo e la politica è che il populismo urla, e il politico cerca di fare le cose. Abbiamo fatto la legge sul ‘Dopo di noi’, abbiamo fatto la legge sul terzo settore, abbiamo fatto la legge contro lo spreco alimentare, la legge sull’autismo. Son tutti passi che abbiamo fatto in avanti, preferisco fare questo che evocare scandali, fare polemiche, preferisco mandare avanti il Paese. Ma quello che abbiamo fatto finora non basta, dobbiamo fare di più. Quelli in camicia verde che vorrebbero governare questa regione, son quelli che hanno rubato soldi al Paese: 48.000.000 di euro, son quelli che hanno preso i diamanti del finanziamento pubblico e li hanno portati in Tanzania, che continuano a credere, come ha detto Di Battista, che Napoleone ha combattuto ad Auschwitz, che il PIL cresce perchè fa caldo”.

Sul tema della scuola interviene Fabrizio Micari, rettore e candidato alla presidenza della Regione Sicilia: “Il tema della scuola è centrale, fondamentale. Credo che un Paese cresca nel momento in cui investe sulla formazione, perchè soltanto la scuola dà valori, soltanto creando figure professionali di alto profilo possiamo metterci in gioco, la crescita di un territorio passa attraverso questo. La Sicilia è la Regione con la più bassa percentuale di laureati tra i 30 e i 35 anni, il 18%. La formazione professionale è quello di cui ha bisogno questa terra per crescere economicamente, una formazione mirata. Agroalimentare e turismo sono i settori trainanti per questa terra. Occorrono anche misure urgenti per le imprese che desiderano crescere per poter offrire lavoro, bisogna aumentare la produzione di prodotti siciliani”.
Continua Renzi: “Quello che ho imparato in questi anni è che le cose si possono fare, e lo dimostra la nostra presenza a Palazzo Chigi, bisogna crederci e non lasciare il futuro a quelli che sanno dire solo di no”.

Altri temi delicati affrontati da Matteo Renzi, il testamento biologico e le unioni civili: “Io penso che sui diritti l’Italia abbia litigato in modo ideologico. Penso che due persone che si vogliono bene e che si amano e lo vanno a dire davanti al sindaco, non ledono alcun diritto e che rafforzino il senso di società. Vedendo le loro storie, la loro felicità, io penso che sia stata una legge giusta.
Sul testamento biologico è difficile trovare parole che non siano ideologiche. I nostri nonni ci educavano dicendo che la morte fa parte della vita. Di certo lo Stato non può condannare l’accanimento terapetico nei confronti di nessuno.
Ci vogliono intelligenza, buon senso, senso comune”.

Conclude Renzi sul tema dell’immigrazione mostrandosi orgorglioso delle vite salvate e di aver combattuto perchè ci fosse un approccio diverso da parte dell’Unione Europea.
Alla presentazione di Avanti erano presenti esponenti del mondo politico come Baldo Gucciardi (assessore regionale alla Salute), Alberto Di Girolamo (sindaco di Marsala), Antonella Milazzo (deputato regionale), Concetta Vallone (consigliere comunale e del PD), Vincenzo D’Alberti (capogruppo di Adesso il Futuro), Anna Maria Angileri (assessore alla pubblica istruzione e alle politiche giovanili).

     
"La visita di Matteo Renzi" -dice l'onorevole Antonella Milazzo- "è stata una preziosa occasione per raccontare cose fatte e progetti e per incontrare Fabrizio Micari, candidato alla Presidenza della Regione. Una candidatura prestigiosa che si propone con la sua competenza e freschezza alla guida della Sicilia. Ringrazio la famiglia Fina per aver aperto le porte della propria azienda mettendo a disposizione un luogo che è una delle meraviglie della nostra città"-

Il consigliere Concetta Vallone si mostra d'accordo e in linea con le parole espresse da Fabrizio Micari: "Dobbiamo puntare sulla formazione e investire sui prodotti agroalimentari, risorse inesauribili della nostra terra". Sulla formazione: "È necessario diversificare e arricchire l'offerta formativa ipotizzando anche l'apertura di succursali con indirizzo informatico-turistico  e dobbiamo mettere sul campo strategie che consentano ai nostri giovani di formarsi sul territorio"






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L'estate dello studente - A cura di Rosalba Pipitone


Alle parole “studente” ed “estate”, da quando sono stati aboliti gli esami di riparazione, l’associazione più immediata rimanda, per un verso o per l’altro, al concetto di “vacanze”. Come spesso avviene, la via mentale più breve e apparentemente semplice è anche la più insidiosa: a ogni modo, è un’occasione singolarmente propizia per dimostrare e applicare una qualità che non dovrebbe mai mancare a un Pedagogista, vale a dire un sano discernimento.
Tanto per cominciare, basterebbe considerare che la “vacanza” vera e propria è, per chiunque, di un mese o poco più, in tutto l’anno: comprese le pause per Natale, Pasqua, ponti ed elezioni o referendum vari. Ma, prima ancora, va considerato che ciascuno di noi ha il bisogno essenziale, come persona umana, di formarsi, di maturare come soggetto culturale e relazionale, di darsi un proprio metodo rigoroso di studio della realtà: e questo bisogno, così altamente umano e così imprescindibile, non va mai in vacanza.
Si tratta, a ben vedere, di un diritto essenziale, per delineare il quale, non occorre nemmeno far ricorso al concetto di “dovere”: se di dovere si tratta, e si tratta anche di questo, è un dovere innanzitutto verso sè stessi.

Non si comincia mai troppo presto. La persona seria, rigorosa, responsabile, corretta, impegnata, che conosce i suoi compiti, se li assume e fa del proprio meglio, la si vede già nella prossima età scolare; mentre è assai difficile, seppur certo non impossibile, recuperare più avanti questi aspetti dell’uomo maturo se sono stati a lungo trascurati.
Abbandonare i figli ai giochi, alla TV o ai videogames, lasciarli dormire a oltranza, omettere insomma di impegnarsi nella loro educazione quando non c’è la frequenza scolastica a supplire, è sicuramente comodo per il genitore-educatore ma per l’educando è un essere deprivato di qualcosa di essenziale, fisiologico alla propria natura.

Non parlo di compiti per le vacanze. Questa è una dizione ingannevole nel suo evocare una sorta di “tassa” pretesa dalla scuola sul bisogno che tutti abbiamo di riposarci, distrarci, ricrearci. La formazione in età scolare necessita di continuità e comporta la previsione degli strumenti appositi anche nel periodo in cui non si fa lezione. Semmai, andrebbe studiato più approfonditamente di quanto non si sia fatto a lungo, quale specificità operativa e metodologica debba avere questo sviluppo dell’educazione centrato sui saperi in periodi di chiusura della scuola. Il mondo dell’editoria e dei sussidi ha cominciato a dare dei segnali in tal senso: ci vorrà tempo perchè si abbia una dottrina d’uso consolidata ma la strada è quella.
Si tratta, in sostanza, non di riprodurre una sorta di “compiti per casa” o di “scuola bonsai” ma di integrare ad attività ricreative, a esercizio fisico e sportivo e a occasioni relazionali, una congrua sostanza di attività culturali, di studio, di ricerca: queste possono essere state indicate dall’insegnante ma anche i genitori possono individuarne e, gradualmente, dalle medie in poi, questa individuazione compete sempre di più all’alunno stesso.
Il ruolo dei genitori rimane essenziale anche se può rimanere nella maggior parte dei casi discreto e defilato: essi sono chiamati a essere controllori rigorosissimi, senza per questo rinunciare a essere, anche e insieme, una cosa diversa, cioè interlocutori culturali dei propri figli.

Vediamo in concreto tutto ciò cosa possa significare.

Innanzitutto la lettura di qualche libro che unisca alla coltivazione di una buona espressione italiana la trattazione di contenuti culturalmente significativi. I genitori cercheranno di equilibrare quanto più possibile la narrativa con la saggistica e, nella scelta dei libri di questa seconda tipologia avranno occasione di applicare un rigore semplice e necessario, individuando quei non pochi libri che su un soggetto scientifico, storico, artistico, fanno in realtà dell’altra narrativa, cioè della saggistica mascherata. E, sia durante la lettura che al termine, il giovane troverà nei genitori i primi interlocutori con i quali discutere di quanto ne abbia potuto ricavare.
La pratica delle lingue straniere va coltivata anche nella vita relazionale quotidiana: per quello che è possibile, e finchè è possibile, a cominciare proprio dalla famiglia. Si tratta, per esempio, di leggere quotidiani in lingua straniera, di seguire programmi televisivi in lingua originale –a maggior ragione che oggi l’uso del satellite è diffusissimo, di scegliere la traccia sonora originale dei DVD dove è possibile, magari aiutandosi con i sottotitoli in lingua italiana; e si tratta, soprattutto, di conversare, di parlare delle questioni più consuete in Inglese, Francese, Tedesco, insomma nelle linue studiate dai figli.
I genitori sceglieranno con i figli, nel mezzo dell’oceano della programmazione televisiva oggi offerta, e assieme ai programmi ricreativi che nessuno mette in discussione, anche una congrua percentuale dei tanti ottimi programmi di Geografia, di Storia, di Scienze, di Arti Figurative, di Musica, di Attualità; e poi, ovviamente, ne discuteranno, ne rielaboreranno i contenuti, in modo che possano farli propri insieme.
Le edicole traboccano di CD-ROM e DVD di grande qualità culturale. Anche qui, assieme a tanti giornali e giornaletti, rotocalchi e riviste che interessano l’uno o l’altro familiare, un acquisto mirato va fatto di comune accordo tra genitori e figli.

La serietà, l’impegno, ma anche il sincero attaccamento alla cultura, la consapevolezza del proprio valore attraverso la conoscenza, vanno prima di tutto testimoniati dai genitori, perchè possano essere oggetto di educazione nei confronti dei loro figli. La base culturale è, all’inizio, largamente comune tra genitori e figli, e l’interlocuzione culturale rimane e può rafforzarsi con il tempo. Il genitore che parla con i suoi figli dei libri che leggono, degli argomenti di Storia o di Scienze che hanno studiato, che risponde e dialoga in lingua straniera, eventualmente anche imparandola insieme a loro, che commenta gli esercizi di matematica o di lingue o di scienze, che discute l’articolo di giornale o il programma culturale che essi hanno visto, è un genitore che affronta con armi potenti le nuove sfide dell’educazione che gli vengono poste dalla realtà socio-culturale odierna.
La dimistichezza con la cultura si forma più a casa che a scuola, e con entrambi i genitori. Questa interlocuzione culturale deve tendere a pervadere tutto il periodo estivo come, del resto, tutto l’anno.
Infine, alle settimane di fine agosto-inizio settembre, andrebbero lasciati solo gli approfondimenti, gli affinamenti e un riepilogo generale.
Dipende sempre e tutto da come i genitori stessi hanno strutturato l’estate e da che ruolo hanno i figli nel loro progetto di vita.

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