IBN HAMDÌS AD AL-MU 'TAMID - A cura di Rosalba Pipitone


Nella storia della letteratura araba, distinguiamo quattro fondamentali momenti storici:

- Poesia preislamica
- Letteratura sotto il segno dell’Islàm (il periodo del Profeta)
- Letteratura moderna
- Letteratura contemporanea

La poesia preislamica rappresenta la più antica testimonianza della storia della letteratura araba. È una poesia che nasce tra i popoli nomadi del deserto dell’Arabia settentrionale attorno agli inizi del VI secolo. È una poesia orale tramandata dai cantori; parla di amori, di lotte, di guerre, di caccia, in uno stile metrico a struttura rigida detto qasida.

La prima svolta è costituita dalla nascita dell’Islàm che dà vita alla letteratura arabo-musulmana che si apre con il Corano e gli hadith (raccolta di pensieri e vita del Profeta).
In questo periodo, sotto la dinastia degli Ommayyadi (660-750), la poesia scopre altri temi, diversi da quella beduina. Nasce così la poesia cittadina, quella di corte, quella bacchica, quella erotica, perdendo così la struttura rigida della qasida.
Alla dinastia Ommayyade succede quella Abbasside (VIII-XIII) e si entra nel periodo del massimo splendore dell’Islàm, delle scienze, delle arti e della letteratura. I temi della poesia di questo periodo parlano di amori, taverne, vino, schiave, vita cittadina, passioni ma non mancano riflessioni sulla vita e angosce.

Dopo questo periodo di splendore, l’impero arabo conosce la decadenza con l’arrivo dei Mongoli (XIII secolo) a Bagdad e la riconquista cristiana a Occidente.

La rinascita culturale, Nahda, comincia nel primo ‘800 con la modernizzazione di Muhammed Ali e con i primi contatti con la cultura occidentale risvegliando ideali di libertà e indipendenza.

È del periodo Abbasside il componimento di lode di Ibn Hamdìs ad al-Mu ‘tamid qua presentato. 

Ibn Hamdìs, celebre poeta arabo di Sicilia, fu in rapporti confidenziali e affettuosi con il sovrano di Siviglia (dal 1069 al 1091) al-Mu ‘tamid al quale è dedicato il componimento che è tratto dai quindici contenuti nel Canzoniere. 
Il componimento è strutturato in quattro parti: nella prima è presente il tema amoroso, nella seconda quello bacchico, nella terza quello delle lodi, nella quarta quello del fakr (il vanto dei meriti della propria tribù, in questo caso l’eccellenza del suo operato). 

La traduzione è quella di Celestino Schiaparelli. 
Un grazie va ad Andrea Borruso per i suoi Appunti di Islamistica



1. Ebbe in odio la malattia di un tale dal fisico stremato: una malattia che deriva dai begli occhi delle fanciulle. 
(La donna è causa del mal d’amore che si trova a destestare) 

2. Con il pianto, le lacrime della sua gota somigliavano a perle fresche sulla rosa umida di rugiada.

3. Perché piange amaramente una gazzella, il cui sguardo uccise un leone?
(Frequente in questa poesia è il paragone della fanciulla con la gazzella timida e schiva, dell’uomo con il leone fiero e indomito che tuttavia può essere ucciso e vinto da uno sguardo incantatore)

4. Se le gazzelle glauco-iridate uccidono, esse però non pagano il prezzo del sangue. 
(Pur se colpevole di omicidio, alla fanciulla non può applicarsi quanto si legge nel corano, II, 178: <>. La prassi del sangue – diyya – e del taglione era già in uso nell’antichità araba preislamica) 

5.   Dolce fanciulla, se oggi ti promette una cosa, domani se ne scorda. 

6.   Allo stesso modo tira avanti con me, per la continua resistenza che mi oppone. 

7.   Lo fa per superbia e per orgoglio: il suo cuore si rivolge al mio con compassione. 

8.   Dagli occhi grandi, da cui s’effonde amore, pure chi è ben diretto sbaglia per amor suo. 

9.   Ha un occhio grande, quanto la ferita che provoca in un cuore desolato. 

10. Esso non fa gustare ombretto al bastoncino; gli occhi delle gazzelle non hanno bisogno di ombretto 

11. Gettò in pasto il mio cuore all’amore: hai visto mai i carboni ardenti nella brace? 

12. Il fascino di quell’occhio rivela il segreto di chi guarda: chi è intelligente coglie il segreto. 

13. Non c’è arte medica per il malato d’amore; la medicina del corpo non è quella dell’anima. 

14. La guarigione si sottrae alla terapia, e si trova soltanto tra le labbra di chi ti fa visita, 

15. poiché nei bianchi denti di una tiranna tu cogli il miele. E che miele! 

16. Si disciolse per me la sua grandine con il vino: forse che il vino fa sciogliere la grandine? 
(I denti vengono paragonati anche ai chicchi di grandine, per il biancore e la freschezza. Da intendere:il sapore dei baci, dolci come il miele e freschi come la grandine (barad), si è dissolto e se ne è andato con l’aroma del vino). 

17. Mescimi di quel nettare ambrato, ché io preferisco l’orizzonte della mano a quello del sole. 

18. Esso sorge nella mia mano a fugare le pene che si nascondono nel mio spirito. 

19. Quando lo mesci pare che si tragga dal fodero una spada, per cui il vino impaurito piange con la schiuma. 
(Lo zampillo del vino viene qui assomigliato alla spada, di solito termine di paragone quasi obbligatorio per descrivere un ruscello o un torrente) 

20. Invecchiato in anfora d’argilla, avvolta da un nero manto di pece, 

21. finché fu consunto il suo corpo ma non il suo spirito, e passarono giorni su giorni; 

22. ma il tempo non gli rubò la fragranza del muschio e il color oro. 

23. Senza indugio abbandonati al piacere, al suono delle corde di melodioso strumento. 

24. A noi le melodie e i calici di vino; ad al-Mu ‘tamid le generosità e il valore. 

25. Degno sovrano, se la lode comincia da lui, la gloria con lui finisce quel che ha cominciato. 

26. Ben saldo sul trono, in lui si sposano nobile gloria e schietto comando. 

27. Chi è senza pari in eccelse qualità, lo è del pari in ogni altra cosa. 

28. Chi difende l’Islàm da un sovrano infedele, mai desiste nella sua impresa. 
(Allusione ad Alfonso di Castiglia, re di Navarra e di Leòn, che con la presa di Toledo – 1085 – ormai premeva sul territorio dei Banu ‘Abbàd. La situazione politica doveva determinare il ricorso all’aiuto dei berberi Almoravidi, dai quali poi lo stesso al-Mu ‘tamid venne sconfitto ed esiliato nell’estremo Marocco dove morì nel 1095) 

29. Le sue spade nude vestono i Cristiani dell’ignominia degli ebrei. 
(Nella Spagna musulmana del tempo, gli Ebrei erano in condizione di inferiorità rispetto a Cristiani e Musulmani) 

30. Rossa ha la mano del sangue loro, e presso Dio sarà questa opera meritoria. 

31. Le sostanze profuse nella giusta causa lo riscattano, e grazie ad essa egli riscatta il suo genitore. 

32. Come potrebbe non essere d’esempio al secolo, chi attinge l’inchiostro agli avi di al-Mu ‘tamid? 

33. Come nuvola benefica egli versa pioggia abbondante, se chi viene a lui ha la mano sterile. 

34. Fiero come un leone, sbrana il nemico quando sguaina l’affilata spada, in groppa a generoso corsiero. 

35. La salda sua volontà raddrizza chi erra dalla retta fede, come erra un cammello sbandato in pieno deserto. 
(L’immagine del cammello stanco e smarrito, che anela nel deserto alla sua tenda, è molto frequente nella poesia preislamica e da Ibn Hamdìs viene spesso ripresa) 

36. Non muovergli rimprovero per la sua liberalità: se volessi attenuarla, essa aumenterebbe. 

37. Generoso come il mare, che al soffio del vento sempre di più spumeggia. 

38. Assurdo sarebbe volerne mutare l’indole, che da nobili natali gli deriva. 

39. Di quanti eserciti non fu alla guida, quasi fossero destrieri le cui redini erano la lancia da lui impugnata! 

40. E di quanti leoni – pur fieri ma da lui affrontati e messi in fuga come pecore - 

41. Non spense le anime, con una spada che mandava lampi scintillanti! 

42. Quelle scintille le sprigionava sulle loro teste, come l’acciarino sulla pietra focaia, 

43. e su quelle teste la spada cantò il suo canto di morte, che veniva a distrarlo dai canti di Ma ‘bad 
(Celebre cantore, fu anche compositore al quale la poesia araba si riferisce come all’artista di canto, al virtuoso di musica per eccellenza) 

44. e quante punte confitte su ritte lance parevano lingue di serpi sitibonde! 

45. Nel cielo [dato] dalla polvere da lui sollevata,la stella è in cima a una inflessibile asta yazanita, 

46. e senza posa egli invita a banchettar gli avvoltoi, che volano in cerchio per l’aere mandando lunghe strida. 
(Un’eco dei finali di quel Carme della vendetta, di età preislamica, che Goethe ebbe il merito di far conoscere in Europa al di là di cerchie ristrette di specialisti, e che rese in versi tedeschi riplasmando quasi il vigore dell’originale arabo) 

47. O prodi! È giunto l’eroe dal fermo e saldo proposito, 

48. che veemente procura subita canizie alla guerra, allevata da lui che pur ne è figlio. 

49. La cuspide della lancia da lui impugnata gronda sangue, appena s’avvicina a fiutare il cuore dei leoni. 

50. Lancia di Samhar, il cui fuoco brucia gli animi [protetti] nello stagno increspato della cotta di maglia. 
(Samhar è un leggendario personaggio, artefice di lance robuste e di ottima fattura. Frequente è il paragone dello stagno ceruleo specie quando è increspato dal vento, con la corazza e con la cotta di maglia) 

51. Qual fiero leone tu sei: sulla cuspide della tua lancia c’è forse il veleno della vipera? 

52. Non ti lasci attrarre dal tenero pavido agnellino ma dai focosi e scalpitanti destrieri. 

53. Possa tu durare nel regno a scopo di che [ti] loda e che va celebrando di te gloria e munificenza, 

54. e possa tu durare nei versi d’un eloquente ed egregio poeta, il cui prestigio vien testimoniato nelle riunioni. 

55. Egli si esprime con eleganza ed è abile nel dar la caccia ai concetti peregrini, 

56. in versi in cui la nobiltà stessa concede a te la lode fra tutti i generosi. 

57. Eccellenti nell’arte metrica, su di essi l’opera distruttrice del tempo non avrà alcun potere. 

58. Pronunciati in vostra lode, essi oleazzan perpetuamente di muschio profumato; 

59. e quando avran pudore della loro gloria, chiara parlerà, per essi, la lingua dell’aedo.