K. HARING: VIETATO AI MINORI E PER TUTTI - A cura di Pamela Proietti

Dovunque sei, quello è il centro. 
Le parole sono di Keith Haring, l’artista poliedrico che considerava l’arte una condivisione che deve raggiungere tutte le persone, ed essere presente ovunque, non solo nei musei. Per lui la bellezza non appare all’improvviso nel disegno, ma viene dall’estasi mentre si disegna — La bellezza è l’estasi! —, l’importanza dell’atto di dipingere è intensificata quando il dipinto diventa una performance al pari del quadro che ne uscirà.
Keith Haring nasce con il viso rivolto verso l’alto, racconta la madre, un bambino nato sotto una buona stella secondo alcune credenze popolari. Impara a disegnare dal padre che lo incoraggia ad inventare nuovi fumetti e non copiare quelli che gli sottopone, a chiudere gli occhi mentre tratteggia figure abituandolo sin da piccolo a non guardare la mano ma il disegno. Il suo tratto è da subito riconoscibile. Ben presto la cittadina di Kutztown, dove vive, non riesce a contenere la sua personalità che a 18 anni è già protagonista della sua vita.


Inizia a girare il Paese in autostop e si trasferisce prima a Pittsburgh, dove frequenta per sei mesi una scuola d’arte, gira i primi cortometraggi con i suoi amici (1978/79) ed espone i suoi lavori in una personale; poi a New York dove si iscrive alla School of Visual Art. Disegna e dipinge ascoltando musica, al ritmo della musica, realizza video artistici e aiuta ad allestire diverse mostre in una galleria divenendo l’assistente di Tony Shafrazi. Di giorno esegue lavori per la scuola, di notte si dedica alla sua arte sviluppando una calligrafia fallica e lasciando emergere la propria sessualità.


Sono gli anni della sauna di Saint Marks Place. Il piacere viene esaltato nella scoperta dei corpi maschili e consumato nell’hammam frequentato da artisti e ragazzi bohemienne. Gli anni dei graffiti in metropolitana, delle sculture e installazioni realizzate con LA II (Angel Ortiz), dei lavori che si inventa per mantenersi — dal lavavetri all’usciere, dal barman alle esibizioni al Danceteria — fino ad arrivare al famoso Club 57, un piccolo locale dove organizza mostre ed eventi (musica, poesia, cinema, performance artistiche) tra amici.




La libertà regna sovrana. Quando Reagan viene eletto, Haring crea piccole opere satiriche con la tecnica del collage contro il presidente ed il Papa.
Viene arrestato diverse volte per i graffiti in metropolitana. Da un’intervista racconta che, quando trovava un pannello pubblicitario vuoto, iniziava a disegnare con un gessetto incuriosendo i passanti e facendosi riprendere. Amava il potere comunicativo che si scatenava in quelle performance, disegnava ovunque ci fosse uno spazio per farlo. Un giorno un’anziana signora gli chiede: “Perché lo fai?”, lui risponde: “Per tutti. Nessuno mi paga, ma così molte persone possono vederlo”. Lei lo guarda perplessa poi replica: “Bene.” E lui: “Vuole una spilletta? È la mia firma”. La signora la prende, sorridendo. Affascinava con la sua semplicità restando comunque un artista sofisticato. 
All’inizio del terzo anno scolastico un insegnante gli consiglia di lasciare lo studio poiché non potevano fare più niente per lui. Non riuscivano a seguirlo nei suoi progetti. Doveva smettere di essere studente e fare l’artista. Era pronto. Prese la cosa con entusiasmo e, insieme a Jean-Michel Basquiat e Kenny Scharf, iniziò a lavorare a pieno regime. La sua arte decolla. Espone nella galleria di Shafrazi e, successivamente, decide di trasformare le sue opere in qualcosa che possa essere usufruito facilmente da tutti — da appendere a casa. Così facendo vede i suoi primi guadagni, si tratta di cifre esorbitanti! Ha appena 24 anni. 
Di quei tempi è l’incontro con Juan Dubose, prima relazione ufficiale della sua vita. Dirà di lui: “È un ragazzo nero, magrissimo, è alto come me. Ha il cazzo delle mie stesse dimensioni e ha la mia stessa età.” 
Ormai è una star, viaggia molto: Giappone, Australia, Germania, Francia, Inghilterra, Sudamerica, Olanda, Spagna e tutti gli Stati Uniti. Questo nuovo status però non influenza la sua persona, Haring possiede una spiccata coscienza politica e sociale. Collabora con alcuni ospedali credendo fortemente nel potere curativo dell’arte. Fu un precursore della Art Therapy. 
Nel 1982, esplorando diversi mondi artistici, incontra Bill T. Jones con cui realizza diverse performance tra cui Long Distance (https://www.youtube.com/watch?v=iw2hADJQrmo) e organizza party al Paradise Garage, luogo in cui la musica e la sua arte si mescolano in un unico elemento. È proprio al Paradise Garage che sale per la prima volta sul palco Madonna. Quando Bill T. Jones gli chiede chi sia quella ragazza, Haring risponde: “Per Andy (Warhol) diventerà il più grande fenomeno di tutti i tempi.”


Keith Haring lavorò su diversi materiali: permanenti e semipermanenti (carta, metallo, plastica, legno, vinile). Dipinse teloni incerati, di quelli che coprivano i camion e le merci. Per lui rappresentavano il concetto della vita nomade — un pensiero molto vicino a quello di Jack Kerouac. Gli piaceva l’idea che le sue opere potessero essere esaminate da molte persone per molto tempo. Conobbe e frequentò molte celebrità, tra cui Andy Warhol, Yoko Ono, Grace Jones, David La Chapelle, Annie Leibovitz.
Nel 1986 incontra Juan Rivera (la sua seconda relazione importante) e viene contattato per dipingere una parte del muro di Berlino. Molte delle sue opere sono di ordine pubblico. Si dedicò alla beneficienza regalando la sua arte ad ospedali e orfanatrofi; tenne laboratori di disegno in scuole e musei; collaborò in programmi di alfabetizzazione ed altre campagne di servizio pubblico. Era un artista molto acclamato e richiesto nonostante il suo stile di vita non fosse ben visto in quegli anni (l’omosessualità era ancora un tabù e l’AIDS cominciava a mietere vittime) ma le sue immagini contenevano messaggi sociali che penetravano nelle coscienze delle persone. 
Il Pop-Shop fu un modo per raggiungere un pubblico sempre più ampio diffondendo le sue opere e la sua energia. Il negozio venne aperto a Lafayette Street e divenne luogo di ritrovo per acquistare magliette, scarpe, pantaloni, gadget di ogni tipo e per assistere alle sue performance.


È il 1987. I suoi amici iniziano a morire di AIDS, Haring decide di sostenere la Act Up, un’organizzazione che si prodigava affinché il governo si occupasse dell’epidemia lottando perché il test dell’HIV fosse coperto dal sistema sanitario nazionale. In questi anni tutto è rallentato dalla burocrazia e la Act Up cambia le cose con un modo di protestare decisamente creativo.
Quando Haring scopre di essere malato ha un crollo emotivo, ma poi si riprende e reagisce vivendo intensamente i suoi ultimi anni. S’innamora ancora, un’ultima volta. È Gil Vazquez, un ragazzo di colore eterosessuale che gira videoclip. Fu una bella amicizia ed una grande collaborazione artistica. Haring sentiva il bisogno di una compagnia intellettuale e la trovò in Vazquez. Viaggiarono molto e visitarono molti musei. Vazquez racconta che Keith amava toccare le tele esposte e lo faceva cercando di eludere la sorveglianza. Amava anche osservare le persone che visitavano i musei. Era diviso tra il potere dell’opera esposta ed il potere di un corpo sensuale.
La sua ultima opera fu un murale sulla parete esterna della chiesa di Sant’Antonio abate a Pisa: Tuttomondo. La notizia che un giovane omosessuale malato di AIDS avrebbe realizzato un’opera per la Chiesa fece scalpore in tutto il mondo. 
A gennaio del 1990 si avvera un suo grande sogno: dipingere una BMW. 
Il 16 febbraio dello stesso anno morì. 
Il suo corpo viene cremato e le ceneri sono sparse dalla famiglia e dai suoi amici lungo il fianco della collina dove amava andare a meditare dopo la scuola. Kermit Oswald, suo amico d’infanzia, le disperde dando la forma del suo famoso Baby. Yoko Ono le porta con sé a Parigi e le lascia ai piedi dell’obelisco a Place Vendôme. 
Prima della sua morte Haring crea una fondazione che avrebbe proseguito il lavoro di beneficienza da lui fatto durante tutta la sua vita. La fondazione è attiva tutt’oggi. 
Keith Haring resta presente nell’immaginario collettivo, con le sue creazioni, in tutto il mondo. A 25 anni dalla sua scomparsa il suo messaggio non ha perso spessore: “L’arte è per tutti.”




Su ARTSY, uno dei più grandi siti a livello internazionale che si occupa tra gli altri artisti anche di Keith Haring, è possibile visionare una esaustiva galleria di opere di Haring con una completa biografia. L'indirizzo web è il seguente:

https://www.artsy.net/artist/keith-haring

Sempre su ARTSY, Keith Haring è presente in una pagina dedicata agli 11 artisti che hanno contribuito all'uguaglianza costituzionale dei diritti nel matrimonio di persone dello stesso sesso. La pagina la potete trovare qua:

https://www.artsy.net/article/artsy-editorial-11-artists-who-helped-pave-the-way-to-marriage-equality 



Per consultazioni sulla vita, le opere e la fondazione di Keith Haring: http://www.haring.com
Immagini prese dal web.