Robinson Jeffers - Californians: quattro traduzioni inedite - A cura di Marco Bartoli







Quattro traduzioni inedite che ho tratto da Californians. New York: Macmillan, 1916 - Robinson Jeffers




Wonder and Joy

The things that one grows tired of—O, be sure
They are only foolish artificial things!
Can a bird ever tire of having wings?
And I, so long as life and sense endure,

(Or brief be they!) shall nevermore inure
My heart to the recurrence of the springs,
Of gray dawns, the gracious evenings,
The infinite wheeling stars. A wonder pure
Must ever well within me to behold
Venus decline; or great Orion, whose belt
Is studded with three nails of burning gold,
Ascend the winter heaven. Who never felt
This wondering joy may yet be good or great:
But envy him not: he is not fortunate.

Stupore e gioia

Le cose di cui uno viene a noia – O, stanne certo
sono soltanto stupide finzioni!
Può mai un uccello stufarsi di possedere ali?
E io, fin quando dureranno vita e ragione,
(o quanto brevi!) mai abituerò
il mio cuore al ripetersi delle primavere,
le albe grigie, i tramonti delicati,
le infinite stelle volteggianti. Un puro stupore
dovrà sempre sgorgare in me nel vedere
declinare Venere; o il grande Orione, la cui cintura
è ornata di tre spille di oro bruciante,
ascendere il cielo invernale. Chi non ha mai provato
questa gioia stupefatta può ancora essere grande o buono:
ma non invidiarlo: non ha fortuna.



Juan Higuera Creek

Neither your face, Higuera, nor your deeds
Are known to me; and death these many years
Retains you, under grass or forest-mould.
Only a rivulet bears your name: it runs
Deep-hidden in undeciduous redwood shade
And trunks by age made holy, streaming down
A valley of the Santa Lucian hills.
There have I stopped, and though the unclouded sun
Flew high in loftiest heaven, no dapple of light
Flecked the large trunks below the leaves intense,
Nor flickered on your creek: murmuring it sought
The River of the South, which oceanward
Would sweep it down. I drank sweet water there,
And blessed your immortality. Not bronze,
Higera, nor yet marble cool the thirst;
Let bronze and marble of the rich and proud
Secure the names; your monument will last
Longer, of living water forest-pure.

Juan Higuera Creek

Non il tuo volto, Higuera, né le tue imprese
mi sono note; e la morte da così tanti anni
ti trattiene, sotto l’erba o il tappeto del bosco.
Solo un ruscelletto porta il tuo nome: scorre
profondamente nascosto tra l’ombra delle sequoie
e tronchi resi santi dagli anni, capicollando giù
le colline di Santa Lucia.
Qui mi sono fermato, e mentre il sole sgombro di nuvole
fuggiva per il più alto cielo, nessuna chiazza di luce
punteggiava i larghi tronchi sotto l’intensità delle foglie,
né vibrava lungo il tuo torrente: mormorando cercava
il Fiume del Sud, che diretto verso l’oceano
lo spazzerebbe via. Qui ho bevuto acqua dolce,
e benedetto la tua immortalità. Non il bronzo,
Higuera, né il marmo disseta l’assetato;
lascia che bronzo e marmo di ricchi e eroi
tramandi i nomi; il tuo monumento durerà
più a lungo, di viva acqua boschiva.



Joy

Though joy is better than sorrow joy is not great;
Peace is great, strength is great.
Not for joy the stars burn, not for joy the vulture
Spreads her gray sails on the air
Over the mountain; not for joy the worn mountain
Stands, while years like water
Trench his long sides. 'I am neither mountain nor bird
Nor star; and I seek joy.'
The weakness of your breed: yet at length quietness
Will cover those wistful eyes.

Gioia

Pure se la gioia è meglio del rammarico la gioia non è grande;
la pace è grande, la forza è grande.
Non di gioia ardono le stelle, non per gioia l’avvoltoio
distende le sue grigie vele nell’aria
sopra la montagna; non per gioia la montagna scavata
sta, mentre gli anni come acqua
erodono i suoi lunghi fianchi. “Io non sono montagna né uccello
né stella; e cerco la gioia.”
La debolezza del tuo ceppo: ma alla lunga la calma
coprirà quegli occhi smaniosi.



















Rock and Hawk

Here is a symbol in which
Many high tragic thoughts
Watch their own eyes.
This gray rock, standing tall
On the headland, where the seawind
Lets no tree grow,
Earthquake-proved, and signatured
By ages of storms: on its peak
A falcon has perched.
I think, here is your emblem
To hang in the future sky;
Not the cross, not the hive,
But this; bright power, dark peace;
Fierce consciousness joined with final
Disinterestedness;
Life with calm death; the falcon’s
Realist eyes and act
Married to the massive
Mysticism of stone,
Which failure cannot cast down
Nor success make proud.

Roccia e falco

Qui è un simbolo in cui
molti profondi pensieri tragici
si guardano negli occhi.
Questa roccia grigia, che se ne sta alta
sul promontorio, dove la brezza marina
non lascia crescere albero,
affaticata dal terremoto, e istoriata
da ere di tormente: sul suo picco
si è posato un falco.
Penso, che qui sta il tuo emblema
appeso al cielo futuro;
non la croce, né l’alveare,
ma questo; potere radioso, pace oscura;
una feroce consapevolezza unita a un definitivo
disinteresse;
vita con una calma morte; del falco
gli occhi realisti e le azioni
sposate al possente
misticismo della pietra,
che il fallimento non può abbattere
né il successo inorgoglire.



Robinson Jeffers, poeta statunitense. Il fratello, Hamilton Jeffers, fu un famoso astronomo. Da giovane viaggiò a lungo in Europa, studiò e si diplomò in Svizzera. Riprese gli studi al suo ritorno in America, all’University of Southern California dedicandosi dapprima a studi letterari e in seguito alla medicina. Nel 1913 sposò Una Call Kuster, di cui era stato in precedenza amante; relazione venuta alla luce provocando uno scandalo. Nel 1914 ebbe una figlia che morì il giorno successivo la nascita. Dal 1913 abitava a Carmel, in California, dove fece costruire, partecipando egli stesso ai lavori, l’appartata abitazione di Tor House. Morì nel 1962.

Al culmine della propria fama poetica, negli anni di passaggio tra Venti e Trenta, Jeffers aveva la fama di vagabondo e solitario frequentatore di luoghi selvaggi. Compose soprattutto poemi, scanditi in un verso lungo narrativo, dove tenta una via di recupero della forma epica, desunta dai tragici greci. La sua opera più famosa, Californians, raccoglie poesie paesaggistiche che descrivono in termini ora simbolici ora concreti fino la pignoleria il paesaggio della costa californiana. Solo in anni recenti hanno ricevuto una maggiore attenzione i suoi tardi versi brevi, vicini per sensibilità e composizione alla forma haiku. La sua opera ha avuto una dichiarata importanza per Bukowski e Milosz, oltre che per i poeti apertamente appartenenti alla sua cerchia.

Diede vita, soprattutto teorica, al movimento poetico dell’inhumanism, contenutisticamente predecessore di tesi ecologiste: proponeva l’adozione di uno sguardo che muovendo contro i valori dell’umanesimo tradizionale, portasse a riconoscere la magnificenza delle realtà naturali.
A shifting of emphasis and significance from man to notman; the rejection of human solipsism and recognition of the trans-human magnificence.