The Frogs - A cura di Gaetano Lisciandra


Nella prima parte mi ero ripromesso un viaggio scriteriato, per cui adesso si passa ai fatti: da una panoramica tradizionale e storica davvero tanto concisa sulla musica “umoristica”, azzardo il salto agli Stati Uniti degli inizi degli anni Novanta (ma anche fine anni Ottanta). 

Siamo nell'era in cui Nirvana, Soundgarden, Pearl Jam, Smashing Pumpkins iniettavano una siringata di "rabbia+tristezza=impotenza" nei corpi di giovani e meno giovani di tutto il mondo, una siringata che forse in fin dei conti è un vaccino di richiamo della normalità; ad ogni modo, nel Verbo annunciato da MTV, un'abbondanza di canzoni con testo in prima persona favorisce nel pubblico una certa immedesimazione ed intimismo a tutto gas, pure quelle canzoni in cui il significato che si può attribuire a testi spesso sfocati (oltre ad un malessere generico) è più o meno lontano dall'esperienza diretta degli autori: Kurt Cobain e l'aborto in Pennyroyal Tea, o Chris Cornell e la Jesus Christ Pose, o i Jane's Addiction con Jane Says: Jane stessa, con la sua vita butterata di problemi e sogni irrealizzabili, parla spesso direttamente ovviando alla narrazione in terza persona.

Di questo scenario il contraltare sono i Frogs: i magici fratelli Jimmy e Dennis Flemion, originari di Milwaukee, in Wisconsin (inevitabilmente viene in mente Happy Days): siamo dunque fuori della cartina geografica della musica “giovane” nota dell'epoca (che urlava perlopiù Seattle, Chicago, Los Angeles e Boston) ma i Frogs si integrarono perfettamente nel carrozzone del grunge pur esserne in qualche modo i taumaturghi cialtroni. 

Le radici musicali erano in qualche modo quelle comuni alle band coeve: il folk-rock, il glam-rock, ed in generale il rock di fine anni '60, specie quello cosiddetto psichedelico col cordone ombelicale attaccato al blues. A differenza del rock dei volti da copertina loro precedenti e contemporanei, i Frogs però ne capovolgono in qualche modo quell'“etica” che dava una dimensione di normalità anche alla maschera ed alla diversità: al contrario, demoliscono qualunque percezione di serietà/intoccabilità della propria intimità e di quella altrui e della diversità; ogni argomento capiti loro sotto tiro, anche il più spinoso e controverso, diventa soggetto di canzone e canzonatura: per certi versi la rock band per eccellenza, senza leggi, in un periodo in cui il pop e rock di personaggi egotici iniziava invece a predicare apertamente con le derive proprie di una para-religione: la musica che come la manna crede di poter sconfiggere la fame nel mondo, che può unire popoli divisi divisi da muri, Meat is murder, Stand up for your rights (Or Sit Down per citare già adesso i fratelli Flemion).

I Frogs? Troviamo il razzismo visto dagli schiavisti, omoerotismo più e meno esplicito, pedofilia, morte, simbologia religiosa e integralismo, turpiloquio, e tutti gli stereotipi dell'indicibile: cialtroneria assoluta. Mi sono sempre chiesto proprio per questo se il loro nome non fosse un riferimento alla nota commedia di Aristofane.
Giunti qui, ha senso dare qualche coordinata in più: da un punto di vista musicale puro e semplice, specie nei primi album ci si sente una fortissima influenza dei Tyrannosaurus Rex/T-Rex, e non solo per il formato della band, ed anche se la musica popolare americana è una costante, la scena degli anni Novanta lascia un'impronta definita nella produzione del duo. E a proposito di glam, David Bowie (non) era Ziggy Stardust, il marziano? I Kiss avevano come identità l'Uomo Gatto, il Demone e così via? I Frogs erano uno un cantante/chitarrista vestito come una specie di Pipistrello Spaziale argentato, e l'altro un percussionista parruccone che non raramente si truccava da blackface; entrambi auto-proclamandosi la prima band in lotta per la Supremazia Omosessuale. 

Da ascoltare assolutamente i loro album Bananimals, My Daughter The Broad e It's Only Right and Natural, poco più che registrazioni casalinghe, semi-improvvisate, in cui Dennis Flemion spesso canticchia/integra/commenta a sua volta dietro alla voce di Jimmy: l'effetto (qualunque esso sia) per chi mastica un po' d'inglese è assicurato, ed i fratelli Flemion stessi non trattengono le risate a volte.

Tra i brani più noti, se di notorietà si può parlare, c'è sicuramente I Only Play 4 Money di cui riporto soltanto il ritornello, che è il culmine di un testo in cui il divismo borioso regna sovrano:

I only play for money
I don't give a f*** about the fans
I only play for money
I don't give a s*** if you dance
'cause you're diggin' on the star
'cause you're diggin' on the one who's gone so far

Della canzone esistono reperti video cantati pure da Eddie Vedder e Billy Corgan che meritano di essere visti se non l'avete mai fatto: divertimento, imbarazzo che la canzone e follia da palco che rimetterebbero in piedi qualunque vittima dello spleen

Faccio una carrellata di brani da segnalare: Homos, e il piacere dello sport dopo scuola con la proverbiale saponetta nella doccia; in Where's Jerry Lewis? l'ascia si abbatte sulla beneficenza da prima pagina dell'ormai anziano attore a favore dei bambini storpi (e ancora oggi gli interventi di Dennis in sottofondo sono capolavori di cinicità); il dramma di Grandma Sitting On The Corner With A Penis in Her Hand Going: “No, No, No, No, No, No” (e qui mi basta il titolo, e come si dice in inglese, I rest my case); April Fools (ossia Pesce d'Aprile), e un'operazione non preannunciata per la rettifica di sesso; I've Got Drugs (Out of The Mist) – e l'uscita quasi letterale dal tunnel della droga con – a sorpresa - dei professionisti dell'amore a pagamento; F'd Over Jesus, ovvero nessuno la fa franca quando si dice una parola di troppo su Gesù; La Da Da Da, La Da Da Dee, La Da Da Dum Dum che descrive una bucolica scena (con tanto di daffodils) di trastullamento ed amore casuale con un barbone.

Come sempre, sarebbe difficile fare in questo articoletto un resoconto accurato del repertorio dei Frogs, per cui come spesso accade, questo non è che un invito all'ascolto (e molto si trova su Youtube, visto che gli album non sono prontamente reperibili), nonché un test al proprio sistema “immunitario” umoristico: è sempre dietro l'angolo il rischio di restare feriti quando si percepisce il proprio quadro di valori come non questionabile, sempre vero e necessario, e qui piovono pianoforti a destra e a manca per chi cerca rifugio nel mulino bianco. È tutto un esercizio di libertà, una sospensione nel vuoto.

Anche ultimamente, ascoltando le parole di un comico su quella che è l'arte o il talento della risata, si parlava di “intent” (l'intenzione, diciamo) dell'Autore per discriminare l'offensivo dal ridanciano; dal canto mio, come nello scorso episodio già scrivevo, preferisco dare rilievo al contesto, e coi Frogs tutto diventa contesto. E se d'altronde due clown riescono ad offendere qualcuno, spesso i riferimenti di questo qualcuno devono essere davvero traballanti: non puoi mettere in dubbio una risata, è la risata a mettere in dubbio te (“Ma posso davvero riderci su?”).

Nel Luglio 2012 Dennis Flemion è tragicamente annegato durante un bagno al lago per essere ritrovato solo dopo decine di ore, segnando la fine dei Frogs come band; anche per questo, la speranza è che i nostri vengano ricordati per i loro meriti: pionieri e campioni di un genere che non credo abbia ad oggi eguali. Offensivi ed auto-offensivi insieme, erano in anticipo di almeno 10-15 anni pure guardando all'arte comica, in cui soltanto in anni recentissimi pochi abilissimi avventurosi hanno avuto la capacità di trasformare temi avvelenati e terribili in qualcos'altro, estirpandone anche solo per un attimo il seme della paura.