Uno sguardo alla musica Techno, dalle origini al fenomeno rave - A cura di Bianca Bosatra



Nella storia, la musica è stato lo strumento che l’uomo ha usato per esprimere se stesso e le sue emozioni, dalla rabbia alla gioia, dal dolore di sconfitte all’entusiasmo di conquiste.

Anche la musica elettronica della fine degli anni ‘70, si plasmò in sottogeneri per esprimere le esigenze, le denunce e le frustrazioni soprattutto delle differenti minoranze. Non a caso il genere Techno, una delle diverse metamorfosi della electronic music, nacque nella città di Detroit negli anni ’80, in un contesto sociale ed economico molto complicato; infatti, per poter comprendere a pieno il clima nel quale il fenomeno musicale nacque, bisogna necessariamente approfondire e studiare la storia di Detroit dal secolo XX in poi.


La città americana non fu solo la capitale dell’industria automobilistica, fu anche una delle città attivamente protagoniste del Proibizionismo di inizio millennio. Infatti Detroit fu il centro dello sviluppo del contrabbando: il fiume che l’attraversava, diventò la via di traffico per l’alcool illegale con il Canada e si posero i presupposti per una crescita della criminalità. Nonostante le fortissime tensioni razziali e l’aumento della delinquenza, la città riuscì a conseguire un ruolo importante nell’industria e godette di un buon sviluppo economico. Detroit fu messa a dura prova durante la seconda guerra mondiale: migliaia di operai, sia bianchi che neri, si trasferirono a Detroit per cercare fortuna e lavoro nelle industrie belliche, e per questo motivo si verificò un incredibile aumento demografico, tanto che per molti fu impossibile persino trovare casa!

Solo dopo la fine della guerra, l’immigrazione di operai bianchi si bloccò, mentre quella dei lavoratori neri aumentò ancora. Il numero dei residenti di colore crebbe in maniera esponenziale, così come le tensioni razziali sfociate nella rivolta denominata “12th street Riot” che scatenò nel 1967 una sorta di guerra civile che mise la città in stato di assedio. Molta della popolazione bianca lasciò la città di Detroit abbandonando al decadimento e ad un profondo degrado molti edifici e aree urbane.
Da questo momento storico in avanti, nonostante grandi conquiste anti razziali (nel 1973 fu eletto Young, primo sindaco nero), la città di Detroit fu destinata a una rapida decadenza, anche sul fronte industriale: la crisi petrolifera, la comparsa nei mercati di nuove automobili europee, l’impotenza di competere con le altre industrie. Questo processo di crisi portò alla dichiarazione del fallimento e all’impossibilità per Detroit di pagare i suoi debiti nel 2013.
Questa città diventò il simbolo concreto dell’insoddisfazione esistenziale profonda, della frustrazione e dell’impotenza davanti a una crisi troppo radicata e grave da affrontare per i suoi cittadini. Le strade erano deserte e parecchi quartieri e aree urbane rimasero abbandonati per anni, tanto che proprio questi spazi enormi e inutilizzati ispirarono la creazione di un nuovo genere musicale.

La Techno si sviluppò per dare voce al senso di ribellione e frustrazione della comunità di colore, difatti i sostenitori di questo neogenere erano chiamati “Techno ribelli”, neri che volevano definitivamente combattere e sconfiggere il razzismo, di cui ancora erano vittime. Per questo la Techno music nacque con poco e nelle zone più malfamate e abbandonate della città. Per la prima volta, questa musica veniva suonata in una situazione di outdoor perché la città offriva spazi all’aperto deserti e perché inizialmente non c’erano sufficienti possibiltà economiche per permettersi delle aree al coperto. Le persone, unite dalla Techno, cercarono di sfuggire tutte insieme dagli orrori della società moderna o dall’ennesimo fallimento industriale: se qualcuno volesse ammirare la devastazione del sogno della rivoluzione industriale, dovrebbe venire proprio a Detroit. È il modello a cui ispirerà il mondo post-industriale. Un giorno, nelle enciclopedie sarà indicato come il posto dove è iniziato il “Crollo Nervoso” della società. Non dimentichiamo che qui c’è il più avanzato sistema di robot al mondo per la costruzione di automobili. Atkins, in Techno Music – Una Storia.

Ecco spiegato il motivo dei repetitive beats (come li definì la Thatcher qualche anno dopo) della Techno: da quel suono assordante, meccanico e ripetitivo delle fabbriche, l’operaio di colore elaborò un nuovo sound. È un genere che, grazie al suo ritmo duro e monotono, permette di entrare in una sorta di ipnosi, quella stessa trance della catena di montaggio; i flussi ritmici provocano uno stato euforico e di eccitazione e, gli allora disc jockey, oggi chiamati per sintesi DJ, sono in grado di regolare i cali di tensione, creando climax e rilassamenti. Questo stato di trance è la conseguenza di uno straordinario studio della musica, che ricerca le coordinate corrette per arrivare ad una sensazione di piacere. La Techno music è un tipo di musica stratificata, ovvero è costituita dall’insieme di vari strati sonori riprodotti contemporaneamente; avviene quindi una perfetta e armoniosa sovrapposizione di tracce musicali. Il flusso sonoro è definito circolare poiché non esiste né un inizio, né una fine di una traccia, non esiste una logica lineare, dato che ogni elemento tende a ripresentarsi ad opera del dj. Le unità principali del genere musicale sono i cosiddetti loops, cioè brevi figure e segmenti di musica che si pongono proprio in una posizione di aperta rottura rispetto a tutte le regole classiche della musica fatta fino a quel momento. 

Il nome Techno deriva senza dubbio dall’abbreviazione di Technologic: per la prima volta la musica si poteva produrre grazie agli strumenti che la tecnologia metteva a disposizione e non a caso la città fondatrice del fenomeno musicale, avendo il primato nell’industria automobilistica, ne era ben attrezzata. L’utilizzo delle nuove macchine e dei più avanzati computer fu fondamentale poiché il concetto di fare musica fu completamente rivoluzionato: da ora non esiste più il suono suonato da uno strumento musicale, ma si tratta di campioni di registrazioni di suoni che vengono poi inseriti in una traccia e riprodotti in modo armonico e naturalmente ripetitivo. 
Quindi, la Techno è una musica povera in termini di contenuti, ma richiede una ricerca creativa e tecnica ricca. Per questa premessa la Techno è una musica accessibile a tutti. 
Oggi nasce una nuova musica, che i vecchi strumenti non permettevano di esprimere né di comprendere, prodotta altrove e in un altro modo. Ma non è la musica, né il mondo che sono diventati incomprensibili. E’ il concetto di comprensione che è cambiato, il luogo della percezione delle cose che è spiazzato. Jacques Attali, Bruits - Rumori. Saggio sull'economia politica della musica.

I pionieri della Techno furono i Kraftwerk, produttori di nuove e moderne tracce appartenenti all’electronic music che rivoluzionarono gli anni a seguire; la loro importanza stava nella capacità di estrarre, di far uscire la musica dalle accademie e creare un nuovo genere popolare, accessibile a tutti. La Techno, come il punk, identifica un genere, ma anche un movimento culturale e sociale: entrambi furono in grado di cambiare l’estetica musicale, mettendo le basi e i presupposti per una vera e propria rivoluzione generazionale. 
Juan Atkins , Derrick May e Kevin Saunderson, classe rispettivamente ‘62 ‘63 ‘64, sono considerati i padri fondatori della Techno; questo trio fu rigorosamente nero e anche molto bizzarro: si trattava di tre afroamericani legati dagli stessi gusti musicali, dalla stessa passione e dalla stessa voglia di ricerca di un suono elettronico ancora inascoltato ed incomprensibile. 
Per definire la Techno Atkins disse: Voglio che la mia musica suoni come due computer intercomunicanti, non voglio che sembri una band reale. Deve suonare come se l'avesse fatta un tecnico. Ecco cosa sono io: un tecnico con sentimenti umani, mentre Derrick May dichiarò che ...questa musica è come Detroit, uno sbaglio completo. È come George Clinton ed i Kraftwerk bloccati in un ascensore (George Clinton è un musicista, cantante e produttore discografico statunitense, considerato un precursore e uno dei maggiori nomi del funk).

Di seconda generazione furono Jeff Mills, Carl Craig e Richie Hawtin, nomi ancora oggi di gran lunga influenti nell’ambiente dato che Hawtin, classe 1970, rimane uno dei dj più pagati a livello mondiale.

Non si può parlare di Techno senza considerare il fenomeno del “rave”, grazie al quale il genere potè espandersi e godere tuttoggi di una grande fama. Il nome rave proviene dal verbo inglese “to rave” che significa andare in estasi. 

Il rave diventò il momento di aggregazione per ascoltare e ballare musica in una dimensione di trance comune a tutti i partecipanti. Anche oggi i rave sono un momento di ricerca d’ebrezza collettiva, basata sulla sovrastimolazione sensoriale e motoria della musica. Si definisce trance la condizione propria dei ravers, accompagnati dalla musica nel loro viaggio e nella loro fuga dalla realtà. Il ritmo della Techno, prolungato nei raves a volte anche per diversi giorni, provoca effetti neurofisiologici e psicosomatici. Sostanzialmente i partecipanti affidano la loro coscienza ai repeatitive beats, che identificano come la salvezza che permette l’evasione dal disagio. 
Una caratteristica fondamentale dei raves è l’annullamento totale del tempo ed è in questo non-tempo che avviene la perdita della coscienza. Il ritmo marcato, che predilige la festa, sovrasta e annulla, azzerando, la melodia. 
La Techno è detta anche “musica alla rovescia” proprio perché ribalta le regole di quella che conosciamo come musica tradizionale: ad esempio i testi delle tracce sono ridotti al minimo, probabilmente per non disturbare il percorso verso il trance del raver. Il raduno avveniva, anche per ragioni economiche, in luoghi lontani, isolati e separati, spesso quei luoghi abbandonati dai bianchi, dove la mediocrità e la quotidianità ordinaria della società non potevano arrivare. Si creò così una sorta di mondo a parte, governato solamente dalla musica, dall’ascolto e dal ballo.

Fuori dalla società, è lì che voglio essere - Allen Ginsberg 

Questo mondo parallelo, magico e surreale fu per tanti l’unica vera situazione di evasione dalla condizione miserabile della vita quotidiana. Tutti i partecipanti provavano le stesse sensazioni nel mondo reale, il disagio, l’emarginazione, gli abusi, mentre nel raduno si creava tra loro una straordinaria empatia, un senso di unione, di uguaglianza nel quale OGNI UOMO È UGUALE. 
Come la Techno di Detroit divenne bandiera della comunità nera che si riuniva all’aperto, così Chigaco accolse il genere House, bandiera invece della comunità gay che si riuniva nel club Warehouse. 
In tutti e due i casi il luogo e il motivo di aggregazione con la musica era dettato anche dalla necessità di uguaglianza, di trovare una momentanea dimensione dove potersi sentire semplicemente se stessi. 

È la rappresentazione più interessante di richiesta di aiuto e di pacifica protesta, che il passato ci presenta in termini di disuguaglianza sociale, razzismo e mancanza di diritti.
Ancora oggi molti giovani e adolescenti sentono il bisogno di entrare in questa bolla Techno ultraterrena per motivazioni molto simili a quelle dei giovani degli anni ‘80. Il disagio proviene da altri fattori, ma il fenomeno dell’aggregazione e della ricerca di trance è uguale. 


Ristabilire il contatto con l’altro planetario, la mente al di là della natura, è l’unica speranza che abbiamo per dissolvere le barriere di inflessibilità culturale che ci stanno inesorabilmente incanalando verso la rovina. Abbiamo bisogno di nuove lenti per avere un’autentica, personale visione del mondo. The Archaic Revival di Terence McKenna, scrittore e filosofo statunitense. 

Il rave diventa spiritualità, una nuova religione che raduna i suoi fedeli in una chiesa all’aperto, a contatto con una natura mistica, la messa in condivisione emotiva dura giorni, e l’unica confessione è quella che ognuno fa con se stesso nella sua trance. La salvezza si identifica con la creazione di un mondo utopico dove la regola è l’uguaglianza e l’equità. 
Il computer, strumento da dove esce la musica, diviene una divinità, una potenza invasiva e onnipotente che emana un’energia misteriosa. La deificazione della nuova tecnologia musicale portò gli studiosi del fenomeno Techno a coniare il termine di Dea Ex Machina. 

Knuckles, dj e produttore discografico statunitense, sostiene che l’aspetto più interessante della rivoluzione house, al di là del fatto musicale, era la comunione che si creava tra la gente, un’intensa spiritualità molto simile alla trance e, soprattutto, identica al misticismo che aleggia in un rave party. Per la stragrande maggioranza dei frequentatori, il Warehouse era un’autentica chiesa.