Istruzione 2.0: nuove frontiere - A cura di Rosalba Pipitone


Da tempo, si sente parlare di istruzione a distanza nell'ambito della formazione e nella riconversione professionale, come una nuova opportunità di crescita culturale, quasi a relegare in una posizione di marginale tale modalità di proposizione del sapere rispetto ai percorsi formali dell'istruzione.
La rivoluzione, imposta dalle nuove tecnologie della comunicazione, impone comunque una riflessione in campo pedagogico che vada oltre la consueta diaspora tra i percorsi formali dell'istruzione a distanza, contrapponendo queste due forme di "istruzione", ipotizzando i due sistemi come alternativi e, per certi aspetti, in netta anitesi. 

È anche vero che, a tutt'oggi, la rete Internet offre vari percorsi formativi, molto spesso di scarsa qualità e "riversando" interi libri e dispense in forma elettronica, ipotizzando che la differenza tra la formazione a distanza e quella in aula sia solamente legata al supporto e, come dire: "Ti cambio il docente e la classe con un file". Scelte di questo tipo portano, chiaramente, il soggetto a una forma di autoformazione privata dei vantaggi di una relazione offerta da una piattaforma formativa, contenuto e soggetto.

Nel sistema formale, gli attori del sistema sono:

- la piattaforma formativa (programmazione didattica, verifica, valutazione, docenti, aule, libri, lavagne, laboratori, ecc.);

- i contenuti del sapere;

- il soggetto educando.

Nell'istruzione a distanza, invece, gli attori sono:

- la piattaforma formativa (programmazione didattica, verifica, valutazione, docenti tutor, ipertesti, la rete Internet, la video conferenza etc.);

- i contenuti del sapere;

- il soggetto educando.

Da questa analisi, gli elementi essenziali sembrano gli stessi ma, in effetti, non lo sono, perchè cambiano i "luoghi" e, con essi, tutti gli altri elementi ad essi correlati: qui sta, molto probabilmente, l'elemento essenziale della differenza.
Non vale la pena, per altro, ipotizzare uno standard per le due diverse modalità, tanto che, sia nella formazione a distanza come in quella in presenza, le diverse variabili che concorrono all'espletamento del percorso formativo sono molteplici e, molto spesso, poco controllabili.
La caratteristica che distingue queste due modalità di proporre il sapere (anche a costo di sembrare riduttive) sta nella diversa relazione topologica tra soggetto e luogo dove si consuma l'azione formativa. Mi riferisco, chiaramente, alle agenzie formali dell'istruzione; del resto, non si può imputare all'istruzione a distanza la mancanza di interazione tra soggetto educando e piattaforma formativa, se consideriamo i passi da gigante fatti dalla tecnologia e, in particolare, da questo tipo di tecnolgogia che garantisce, attraverso forum, chat, tutor di rete, posta elettronica, webcam ed altro, una buona dose di interattività. Forse, addirittura, maggiore rispetto a quella favorita dai sistemi tradizionali che impongono inutili sprechi di tempo in file, spostamenti, appuntamenti, per i quali, il più delle volte, si riceve una risposta frettolosa e inutile.
Le tecnologie dell'istruzione a distanza e la rete Internet rappresentano, oggi, la scommessa più forte sul versante dell'educazione continua. La possibilità, che ognuno di noi ha di accedere ad una enorme quantità di informazioni in modo semplice e immediato, ci permette di ampliare, in modo incredibile, gli orizzonti del nostro sapere, pur essendo consapevoli che la struttura delle informazioni nella rete, nonchè la non certezza delle fonti, rappresentano una pericolosa insidia.
In questo contesto, il filosofo Michel Serres ha affermato: "Dans ce cadre, il faut réfléchir à la gratuité totale de l'accès au savoir, qui n'est pas forcément souhaitable; dans cette révolution, un nouveau type d'enseignant est à inventer: il devra être un réel pédagogue, une sorte d'accompagnateur, et non plus un simple instructeur". Occorre, quindi, pensare alla gratuità della rete per l'ingresso totale nel monde del sapere e, in questa rivoluzione, un nuovo tipo di professore dovrà essere inventato, dovrà essere un reale pedagogo e non solo istruttore.
In particolare, Serres punta il proprio interesse verso la caratteristica peculiare di questo tipo di tecnologia dell'informazione e cioè la "mancanza di distanza".
"Jadis et naguére, le savoir et l'information étaient stockes sur des lieux concentrés. Un livre, une bibliothéque. Il fallait se déplacer parfois sur de longues distances pour accéder à l'information. Aujourd'hui, le savoir vient à vous. Le risque pourrait être l'uniformisation de ce savoir. Mais je ne crois pas. Les groupes pratiquent toujours l'invention de la différence". Prima, dice Serres, il sapere e l'informazione erano lasciati concentrati nei locali  di una biblioteca; alcune volte occorreva muoversi su grandi distanze per accedere all'informazione; oggi, invece, il sapere viene a noi. Il rischio potrebbe consistere nell'uniformazione del sapere ma i gruppi, sottolinea Serres, praticano sempre l'invenzione della differenza.
Il punto di forza appare chiaro: una notevole riduzione della distanza tra il luogo istituzionale dell'istruzione e l'educando.
V'è dunque, la possibilità di creare una scuola senza mura, a condizione che i tempi dell'apprendimento non acquisiscano il carattere dell'occasionalità nè che tutto venga lasciato a processi di mero apprendimento.
Serres, certo che la mancanza di distanza potesse essere la vera rivoluzione imposta dalle tecnologie, aggiungeva: "riducendo tutte le distanze possibili tra la fonte del sapere e l'insieme di tutti coloro che desiderano imparare, sarà possibile, dunque, l'apertura di un nuovo spazio pedagogico che permetta di creare già oggi l'Università Senza Distanza".