Matese: terra d’avventura e di storia millenaria - A cura di Dario Giardi


C’è un luogo, del nostro Paese, dove è ancora possibile perdersi, sperimentare la solitudine e vivere la natura selvaggia come il protagonista del film Into the Wild. Immagino che ora la fantasia dei lettori sia tutta rivolta verso nord, verso le alte catene montuose che ci separano dall’Europa continentale.

In Italia, però, non ci sono solo le Alpi. Anche gli Appennini, la dorsale che percorre la particolare forma a stivale del Bel Paese, vantano vette importanti. Tra queste c’è il monte Miletto, la cima più alta dei monti del Matese, capace di raggiungere i 2.050 metri. Il Massiccio del Matese è un luogo ricco di grotte, meta di studiosi, geologi e speleologi di tutto il mondo.

Lassù si aprono abissi naturali, caratterizzati da voragini, grotte, inghiottitoi con corsi d'acqua che si inabissano e ricompaiono in superficie. Ci sono cavità tra le più profonde d’Italia e tra le più belle da esplorare per gli speleologi.

Il Pozzo della Neve è senza dubbio l’abisso più affascinante: “l’Abisso dei Sogni, la Grotta dei Padri Carismatici, che conta più leggende che metri di scale, che costringe a inenarrabili fatiche i suoi esploratori, ma che gratifica con la propria bellezza…”, così è stato descritto, da uno dei suoi più ostinati esploratori. Profondo più di mille metri e con un’estensione che arriva ai 9 km.

Un luogo incantato che mi ha ispirato a tal punto da diventare una delle ambientazioni del mio secondo romanzo, il thriller DNA.

Entrambi i versanti di questo massiccio, sia quello campano che quello molisano hanno meritano di essere scoperti. Hanno entrambi un loro carattere e un patrimonio di colori e sapori da regalare.

Una biodiversità incredibile, quella del Matese, sia dal punto di vista gastronomico (con la sua filiera lattiero casearia), sia dal punto di vista paesaggistico.

Dalla cima appuntita del Miletto si contempla un panorama di eccezionale grandiosità: in basso il lago Matese (lago carsico più alto d'Italia), in lontananza buona parte del Molise e dalla Campania, poi a nord le Mainarde, la Maiella, il Gran Sasso. Incomparabile la visione dei due mari.

Mentre sul Tirreno ci saranno ancora le stelle, dalla cima del Monte Miletto potrete assistere all’alba che rischiara l’Adriatico. Passeggiare nelle faggete dove vive ancora il lupo, o fermarvi sulle sponde dei laghi, respirando l’aria dell’aquila.

Un museo geologico e paleontologico a cielo aperto, un paradiso di assoluto valore naturalistico ancora poco esplorato, nonostante sia a poca distanza da Roma e Napoli. I collezionisti di reperti fossili potranno trovare le rudiste, molluschi bivalvi che abitavano le acque marine più calde del Cretaceo. È sconvolgente pensare che a quel tempo l'area, occupata attualmente dal Matese, appariva come un ambiente caratterizzato da un mare tropicale di bassi fondali, disseminato di scogliere e lagune abitate da numerosissime comunità di esseri marini.

Queste sono le terre dei Sanniti.

L'immagine e la conoscenza del popolo Sannita vengono associate quasi in maniera automatica alle guerre sannitiche, e, in particolare, all'episodio delle Forche Caudine, quando i soldati romani, a sorpresa sconfitti proprio dai Sanniti, furono costretti a passare, disarmati, sotto un giogo di lance (forche), davanti ai vincitori. Ecco il racconto dello storico Livio (Storie, IX, 5): «E venne l’ora fatale dell’ignominia; (...) prima i consoli, quasi nudi, furono fatti passare sotto il giogo; poi gli altri in ordine e grado furono sottoposti alla stessa ignominia; infine ad una ad una tutte le legioni».

Oltreché morale, la pena fu anche fisica: infatti i Romani, consoli in testa, vennero sodomizzati. L’episodio sembra essere all’origine del modo di dire che associa la fortuna alle dimensioni del sedere: chi aveva un grosso ano soffriva meno la violenza dei Sanniti ed era perciò più fortunato degli altri.

Per lunghi secoli, il dominio dell'Italia meridionale fu ostacolato ai Romani proprio da questo popolo: nessun avversario seppe dare più problemi e pensieri a Roma.

Uomini fieri e liberi che dominavano il massiccio del Matese. Per conoscerli meglio consiglio una visita al Museo Sannitico di Campobasso. Un museo all’avanguardia per gli allestimenti e i percorsi tematici.

La capitale dei Sanniti, Bovianum, l'attuale Boiano, era circondata da altre città quali Aesernia (Isernia), Bovianum Vaetus (Pietrabbondante, dove è ancora visibile e visitabile uno splendido teatro-tempio immerso nella natura), e Saepinum (Altilia).

È proprio alle falde del Matese che si può ammirare ancora quest’ultima città che i romani riorganizzarono secondo la loro concezione urbanistica. Il sito archeologico di Altilia è un luogo dove magia e mito si fondono in un incantesimo. Una piccola Pompei da scoprire.

È terra d’avventura, il Matese. E di storia millenaria.