I non luoghi della techno - A cura di Bianca Bosatra

La techno, dagli anni '80 ad oggi, non ha mai smesso di suonare e trovare di generazione in generazione fans e adepti che l’hanno portata ovunque nel mondo, in qualsiasi luogo e latitudine. Ma dove è riuscita ad arrivare davvero?

Che si tratti di interminabili raves illegali, di chiassose feste legali, party in spazi open air, come recita il vangelo della techno o in scantinati bui, chiusi e soffocanti, le aggregazioni di giovani intorno ai repetitive beats sono inarrestabili ed è per questo motivo che la techno è stata ed è tuttora in grado di toccare ogni angolo del mondo; infatti è giunta anche in luoghi inimmaginabili, insoliti, a volte improbabili e a tratti quasi improponibili. La ricetta è semplice ed è la stessa in ogni continente e nazione: generatore, casse e consolle sono gli ingredienti necessari per esportare ovunque si voglia energia a suoni techno. 

Come tutti sanno il cuore pulsante della techno music oggi si trova nella città di Berlino e il punto di riferimento cade fisso sul Berghain Panorama Bar, oggi considerato il tempio della techno, ieri una centrale elettrica abbandonata dai sovietici dopo la caduta del muro di Berlino. La techno music non ha fissa dimora e non è da cercare solo nelle “classiche” discoteche, dove ormai il business è più importante della musica. La techno è nomade ed è da cercare intorno a noi perché, anche se spesso non ci facciamo caso, si è infilata nella vita quotidiana e in ogni luogo, davvero ovunque. Dove?
Per rimanere a Berlino, per esempio, si sono verificati recenti casi in cui il genere musicale è riuscito a emanare i suoi beats anche da sotto terra: no, non si tratta solo degli scantinati underground, ma si tratta di episodi verificatisi nelle metropolitane berlinesi (e anche newyorkesi): basta un gruppo di ragazzi euforici e trasgressivi per organizzare un rave nel sottosuolo di una città e proprio così vengono congegnate queste feste apparentemente estemporanee che attirano giovani con una gran voglia di svago. L'assurdo non sta solo nel fatto che si sia suonato sui marciapiedi o nei corridoi delle stazioni, ma che abbiano suonato anche dentro nei vagoni della metropolitana che viaggiavano in servizio in un orario assolutamente diurno e probabilmente lavorativo. Sicuramente la profonda cultura musicale berlinese ha aiutato e ha accolto la techno permettendole di diffondersi nel quotidiano con positività e vitalità.


Ma risalendo dal sottosuolo, pur rimanendo a Berlino, ma anche Detroit, Napoli e molte altre città, sappiamo che la techno ha trovato spazio e ha preso vita invadendo tutti quei luoghi abbandonati, come ex fabbriche, ex uffici statali, ma anche case, appartamenti e cascine. Infatti ancora oggi molti raves si svolgono in vere e proprie abitazioni aperte a tutti coloro che cercano divertimento e distrazione. Si tratta di appartamenti o villette nel centro della città non necessariamente abbandonati (al contrario delle cascine spesso abbandonate e site in luoghi isolati) in cui non esiste una vera pista da ballo, ma solo stanze di quella che potrebbe essere una normale abitazione; tutti i mobili e gli oggetti che usiamo nel quotidiano non vengono spostati per la festa, tanto che si possono trovare anche tavoli, tavolini e divani su cui ci si può scatenare ballando. Queste case sono aperte a tutti e tutta la notte regalano ai partecipanti emozioni a suon di techno.
Oltre a Berlino, un'altra capitale che ha ben accolto e fatto propria la musica techno è indubbiamente Parigi. Famosa per i suoi club e per i suoi importanti dj, in pochi sanno che da anni la vera festa non si trova nelle discoteche,  bensì è organizzata sotto terra: no, stavolta non è la metropolitana. I ravers si danno appuntamento nelle catacombe e ballano nei labirinti sotterranei del centro della capitale francese. Gli eventi organizzati sono ovviamente segreti, per questo accedervi non è semplice: all'entrata bisogna mostrare l'sms sul proprio cellulare che gli organizzatori hanno precedentemente invitato ai partecipanti. Sembra surreale, ma l'entrata al rave non è la classica porta con i soliti bodyguard che decidono se farti entrare o meno e tu in fila ad aspettare e a sgomitare, no no l’entrata avviene attraverso il buco di un tombino aperto o che ti devi aprire, spesso posto in mezzo alla strada. Una volta scesi, bisogna semplicemente seguire la strada sotterranea composta da corridoi e a volte bisogna perfino saltare i canali delle fogne per evitare di bagnarsi e non solo… La festa si concentra negli spiazzi che si aprono e a cui i corridoi portano. In ogni spazio sotterraneo comanda un dj diverso perfettamente attrezzato, per questo motivo quando molti disc jockey partecipano il rave si può estendere anche per chilometri sotto il centro parigino.


Il rischio più grosso è quello di non ritrovare più l'uscita e di perdersi, davvero molto facile viste le condizioni psichiche dei ravers e visti i labirintici e tutti uguali corridoi delle fogne.

Se si resiste all'odore di sudore, di fogne e di fumo e se si riesce a uscire dalle catacombe senza essere investiti da un’auto, questa potrebbe essere una delle più belle esperienze techno al mondo.

Per rimanere con la stessa umidità addosso del sottosuolo parigino, la techno ha raggiunto un altro luogo, anche questo insolito e inaspettato per organizzare un rave: i repetitive beats hanno fatto da eco anche nelle grotte e nelle caverne. La maggior parte dei casi conosciuti ha avuto luogo nell'Europa settentrionale, ci sono molte testimonianze dei "raves in the caves". Si tratta ovviamente nella stragrande maggioranza dei casi di rave illegali, del tutto privi di misure di sicurezza e ciò li rende tra i più pericolosi in assoluto, ma chi non sarebbe rapito dal fascino di tale location? Le grotte sono luoghi ben isolati e lontani dall'abitato, proprio per questo rispettano a pieno le regole dei ravers che trasformano questi luoghi in mondi utopici decontestualizzati dal resto.

Senza andare troppo lontano dalle grotte isolate e fredde, la techno music è riuscita a prendere vita anche nelle foreste; è un ottimo luogo per l'aggregazione illegale e per far festa senza aver problemi con le autorità, su youtube si può trovare il video di un rave di ragazzi russi in un bosco che vi consiglio. Anche se spesso si tratta di raves improvvisati da gruppi di giovani, ultimamente sono stati organizzati festival che hanno preferito il bosco o la foresta tanto da farla diventare un luogo ormai piuttosto popolare per i raduni.
Ma dove si svolgono i più famosi festival? Quelli che durano per giorni, 24 ore su 24?

E qui il paesaggio cambia completamente, così come la temperatura e l’umidità: ci spostiamo nel deserto. Ovvi sono i vantaggi di un posto del genere, grandi spazi, lontani da occhi indiscreti e troppo severi e nessun pericolo di disturbare qualcuno con il volume troppo alto. Non è dunque un caso che uno dei festival più famosi al mondo abbia luogo nel deserto spagnolo: si tratta di Monegros Desert Festival, che si celebra ogni estate da vent'anni. Due giorni, oltre 15.000 persone e più di 50 dj. Certo non è Woodstock e non lo è neanche per il costo del biglietto d’ingresso. Quest’estate purtroppo non si è svolto per problemi con i proprietari del terreno e per evidenti falle nella sicurezza, messa anche sotto i riflettori dopo la tragedia consumatasi durante il primo Monegros tutto italiano, svoltosi a giugno vicino a Napoli, dove un ragazzo ha perso la vita nel mezzo di una lite.

Certo, l’estate è il periodo migliore dell’anno per ballare e i raves estivi si svolgono soprattutto in spiaggia. Qui purtroppo i permessi per poter organizzare feste del genere sono quasi impossibili da ottenere, a meno che non si tratti di spiagge private i cui proprietari acconsentano o meglio ne fanno del gran bel business. Ma come già detto, la techno non si ferma mai e quindi se non riesce sulla terraferma, chi se ne frega, si va per mare, o sui fiumi o in mezzo ai laghi. Infatti la techno music si è spinta fin sopra le barche. Il party più significativo è il Boat Party with Nina, un evento recente che d'estate prevede un fantastico rave su una barca che gira tra le isole di Ibiza e Formentera e vede come protagonista la bellissima dj Nina Kraviz.
In molti hanno paragonato il fenomeno del raduno del rave a una nuova religione che convoca i suoi fedeli tramite i repetitive beats, ed è forse per questo che la techno music è riuscita ad entrare anche nelle chiese, sconsacrate ovviamente; alcuni rave vengono organizzati proprio in questi santuari religiosi. In questi luoghi vengono molto usate le proiezioni che assomigliano allo psichedelico e che aiutano la trance, oltre che a un forte uso di luci. Ovviamente la consolle è sull'altare, regola numero uno di questi raves “sacri”.




Oggi raves non vuol dire necessariamente luogo isolato, luogo abbandonato o sottoterra o nel deserto, perché non c’è un sentimento di ghettizzazione, rimane invece il sentimento di uguaglianza e solidarietà. E allora insolito per insolito l’importante è diffondere il beat e a Barcellona lo ritroviamo al mercato. Questo è il festival Sonar di Barcellona: la techno sbarca perfino nel mercato della Boquerìa in pieno giorno, coinvolgendo ogni abitante della città spagnola e unendo i giovani amanti della techno music a persone completamente diverse tra loro in carattere, gusti ed età.