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Lew Welch, 11 traduzioni inedite da Ring of Bone - A cura di Marco Bartoli

Lew Welch, poeta statunitense, nato a Phoenix in Arizona nel 1926.

Si trasferisce a Portland nel 1948 per seguire i corsi del locale Reed College. Qui stringe amicizia ed entra a far parte del gruppo di giovani intellettuali attorno il giornale d’istituto, composto da Gary Snyder e Philip Whalen. Nello stesso periodo inizia a interessarsi alla figura e alla scrittura di Gertrude Stein, cui dedicherà la propria tesi di laurea e in seguito un saggio, importante non solo per il contributo alla promozione e riflessione sull’opera dell’autrice, ma anche per essere in grado di esplicitare alcuni punti chiave della sua personale poetica, per cui rappresentano una solida base di partenza.

Lasciato il college lavora come copywriter pubblicitario, prima a New York, da cui è costretto a fuggire a causa di un tracollo nervoso che lo porta a cercare una maggiore serenità e frequentare sedute di psicoterapia in Florida; poi in California, a Oakland e San Francisco.

È a San Francisco che si intensifica la sua attività pubblica di poeta, con l’attiva frequentazione e partecipazione ai reading e ai circoli culturali che origineranno la cossidetta San Francisco Renaissance, nonché gravitando, pur per orbite eccentriche, attorno al gruppo extracittadino formato dalla intermittente presenza dei poeti del movimento Beat nella zona (comparirà sotto altro nome come personaggio nel romanzo di Kerouac Big Sur). A San Francisco abbandona il proprio lavoro di copywriter per improvvisarsi autista e taxista, così da poter dedicare più tempo alla propria scrittura, come a diversi sempre più prolungati soggiorni nel territorio naturale, lontano dalla vita cittadina.

Proprio attorno al dialogo che si consuma tra Città e Montagna, prese nel ruolo di figure archetipe, ruota il fulcro di Ring of Bone, la sua più completa, postuma, raccolta di poesie, già organizzata di suo pugno prima della scomparsa, anche se forse in maniera non definitiva, attorno a nuclei tematici e a una progressione narrativa.

L’ispirazione dei versi è multiforme, ma alcune fonti, già citate, sono riconoscibili: da un lato la tradizione “grammaticale”, che del resto sarà fra i primi a mettere in luce, filiata dalla scrittura modernista di Gertrude Stein, con il suo sarcasmo attenuato e inaspettatamente sposata all’influsso orientale dello zen e alla circolazione dei primi haiku, koan, ecc. composti su suolo americano all’interno del movimento Beat, basti pensare a Kerouac; dall’altro alla tradizione naturalista più autoctona, che può risalire a Robinson Jeffers per l’impostazione e per l’attenzione dedicata al contesto e al paesaggio naturale concreto.

Molti suoi commentatori insistono sulla “selvatica chiarezza di linguaggio” che è tratto peculiare di Welch, sul paradosso di essere un uomo “che non aveva interesse solo nello zen, ma contemporaneamente anche in armi ed alcol […] come un buddha inselvatichito e un bodhisattva beone”.

Il 23 maggio 1971 esce di casa dell’amico Snyder che lo ospitava per l’ultima escursione montana, lasciando un biglietto d’addio, fucile alle spalle. il suo corpo non è mai stato trovato.


Di seguito 11 mie traduzioni inedite tratte da Ring of Bone, più il pezzo finale di Robinson Jeffers e questo pezzo che è quello che il curatore ha scelto per dare il titolo all'opera anche se non compare.

I saw myself
a ring of bone
in the clear stream
of all of it

and vowed,
always to be open to it
that all of it
might flow through
and then heard
ring of bone where
ring is what a

bell does






Spring

do with hills
with a pale branch do

do with hills and
do with every dale

for every single pale pale
tulip
a rhododendron 
done

wrench a branch do
do wrench a branch do

do


Primavera

fa con le colline
con un pallida ramo fa

fa con le colline e
fa con ogni sola valle

per ogni solo tenue tenue
tulipano
un rododendro
fatto

strappa un ramo fa
fa un strappa un ramo fa

fa


THE USES OF POETRY

For centuries girls have been seduced by poetry.
They like it.
All those words slamming at their
navel, neck and knees:
part of their loveliness they never bothered to see.

Looking down, they agree, become
conscious of elbows, ankles, earlobes etc.,
discover that the belly has begun to buzz.

Moist, they turn to us and are
made, thereby, immortal.

And we?
Without her, what is there to say,
or do?

GLI USI DELLA POESIA

Per secoli le ragazze sono state sedotte dalla poesia.
Piace loro.
Tutte queste parole che sbattono sul loro
ombelico, ginocchia, colli:
frammenti della loro amabilità che non si sono mai interessate di vedere.

Guardando in basso, concordano, diventano
coscienti di gomiti, anche, lobi ecc.,
scoprono che la pancia ha cominciato a ronzare
Sudate, si girano verso di noi e sono
fatte, di conseguenza, immortali.

E noi?
Senza la poesia, cosa c’è da dire, o da fare?






The Red Monk used to say: 

find yourself at some ridiculous task,
say, urinating in the hostess’s flower bed,
the party raging on, above,
and imagine all your life, and past lives, 
till you see them vividly. Then, 

shaking off the dew, say out loud: 

So, 
It has all come to this?




Il Frate Rosso diceva: 

trovati in qualche compito imbarazzante, 
tipo, pisciare sull’aiuola della padrona di casa, 
mentre il party furoreggia, sopra, 
e immagina tutta la tua vita, e le vite passate, 
finché non le vedi nitidamente. Allora, 

scrullando la rugiada, esclama a voce alta: 

Insomma, 
tutto si riduce a questo?




KOAN AMERICANI*

In every culture, in every place and time, there has always been a religion, and in every one of these religions there has always been the gesture of hands clasped together, as Christians do to pray, in order to signify something important.

Why is this?

(There is only one right answer to this riddle)


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COMMENTARY BY THE RED MONK:

     The gesture has but one source. Who would think to pick his nose, or cross his eyes, at such a moment?
     The man who claims to feel power between his hands is lost in forms and ideas. The man who clasps his hands and waits will never see the light.

In ogni cultura, di ogni luogo e tempo, c’è sempre stata una religione, e in ognuna di queste religioni c’è sempre stato il gesto delle mani giunte, come i cristiani fanno per pregare, a significare qualcosa di importante.

Perché è così?

(C’è una sola risposta giusta a questo indovinello.)


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ESEGESI DEL FRATE ROSSO:

     Il gesto non ha che una fonte. Chi penserebbe mai di toccarsi il naso, o incrociare gli occhi, in un simile momento?
     L’uomo che dichiara di sentire un potere tra le sue mani è perso in forme e idee. L’uomo che unisce le mani e aspetta non vedrà mai la luce
.

*

     In every culture, in every place and time, there has always been a religion, and in every one of these religions there has always been the gesture of bowing so fully that the forehead strikes the ground.

Why is this?

(There is only one right answer to this riddle)


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COMMENTARY BY THE RED MONK:

     Sooner or later the gesture is necessary no matter which way you go. Suzuki bows with so much confidence we all feel bold.

     In ogni cultura, di ogni luogo e tempo, c’è sempre stata una religione, e in ognuna di queste religioni c’è sempre stato il gesto d’inchinarsi tanto da toccare con la fronte il terreno.

Perché è così?

(C’è una sola risposta giusta a questo indovinello.)


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ESEGESI DEL FRATE ROSSO:

     Prima o dopo il gesto ti sarà necessario, non importa la direzione in cui ti muovi. Suzuki si chinava con tale confidenza da sentirci tutti imbaldanziti.

*

     If you spend as much time on the Mountain as you should, She will always give you a Sentient Being to ride: animal, plant, insect, reptile or any of the Numberless Forms.

     What do you ride?

     (There is one right answer for every person, and only that person can really know what it is)


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COMMENTARY BY THE RED MONK:

     Manjusri rode a tiger. One, just as fierce as he, rode a mouse. There is no one who can tell you what the answer is. The Mountain will show you
.

     Se passi tanto tempo in Montagna quanto dovresti, Lei ti manderà sempre un Essere Senziente da cavalcare: animale, pianta, insetto, rettile o una qualsiasi delle Innumerevoli Forme.

     Cosa cavalcherai tu?

     (C’è una sola risposta giusta per ogni persona, e solo quella persona può realmente sapere qual è.)


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ESEGESI DEL FRATE ROSSO:

     Manjusri cavalcava una tigre. Uno, altrettanto valoroso, un topo. Nessuno può dirti quale sia la risposta. La Montagna te la mostrerà.



A VERY IMPORTANT LETTER

“I just can’t figure it out. But I think
the problem is in my mind, now, and only
there. I’ve looked everywhere else and it
certainly isn’t to be found anywhere.

“I’m going to sit beneath that tree and
use my mind to find my mind, even if it
means I crush my mind.

“I know of no other way. Goodbye.”

Gautama


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COMMENTARY BY THE RED MONK:

     It only took him 9 days and nights. You can’t imagined how relieved he was, for he was very troubled. Not as you and I are, because the World was his, by birth, and he already loved himself, the way he was. He had learned, at great cost, that he, himself, was perfect, and the world was something no one in his right mind would want to own, that the world itself was perfect. Then why he was so troubled?

     Remember, also, that those 9 days were the end of many many years of work. If you shatter a jar which never had anything in it, what could possibly spill out?



UNA LETTERA MOLTO IMPORTANTE

“Non riesco a raccapezzarmici. Ma penso
che il problema sia nella mia testa, ora, e solo
lì. Ho guardato da tutte le altre parti e
non si può trovare sicuramente da nessuna.

“Ho intenzione di andare a sedere sotto quell’albero e
usare la mia testa per trovare la mia testa, anche se questo
significa rompermi la testa.

“Non conosco altra strada. Ciao.”

Gautama

 
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ESEGESI DEL FRATE ROSSO:

     Gli occorsero solo 9 giorni e notti. Non puoi immaginare quanto fosse sollevato, perché era davvero in crisi. Non come lo siamo tu o io, perché il mondo era suo per nascita, e già amava sé stesso, il modo in cui era. Aveva imparato, a alto prezzo, che lui, proprio lui, era perfetto e il mondo qualcosa che nessuno sano di mente potesse volere in proprio possesso, che il mondo stesso era perfetto. Allora perché era così incasinato?

     Ricorda, anche, che questi 9 giorni erano la fine di molti anni di lavoro. Se rompi una brocca che non ha mai contenuto nulla, cosa potrà mai schizzarne fuori?


*

HOW CAN I LEARN TO GET OUT OF MY WAY?

the Steig cartoon: a man
wrapped in rope from ankle to
throat, the end of the rope
in his teeth…

or the question only a German could ask:

How can you try not to try?


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COMMENTARY BY THE RED MONK:

     Who ever wanted to get out of his way?
     Ask
him.

COME POSSO IMPARARE A ABBANDONARE LA MIA STRADA?

il cartone di Steig: un uomo
avvoltolato in una corda dal fianco alla
gola, il capo della corda
tra i suoi denti…

o la domanda che solo un tedesco può fare:

     Come puoi provare a non provare?


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ESEGESI DEL FRATE ROSSO:

Chi mai ha voluto abbandonare la sua strada?
Domandalo a lui.


LEO GIVES HIMSELF YET ANOTHER NAME

“I’m the Buddha known as
the quitter” –– Jack Kerouac

I am the Buddha known as The Beginner.
Deep in Zazen, “The Beginner” (the words)
hit me, simultaneously, in these four ways:

     1) Instigator. Inventor.

     2) He who is chosen to start, but cannot
finish, as on a relay team, in track.
Once, after passing the baton, I crossed
in front of another team, and my team
was disqualified, though we actually won,
and would have won whether I crossed over
or not.

     3) Eternal novice.

     4) He who is doomed to begin again and again
         and again.


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COMMENTARY BY THE RED MONK:

     In the first place, it was I, not you, who crossed over in front of another team. This is how we learned right conduct. Remember, instead, how fast we were, and are.
     In the second place, “doomed” is wrong. Avalokiteshvara called in “returning.” When “doom” dies in your mind, “beginning” will cease to be painful. Avalokiteshvara chose to begin again and again, though he didn’t have to. You said that yourself, in one of your poems. Don’t you believe your own poems?

LEO SI DA ANCORA UN ALTRO NOME

Sono il Buddha noto come 

il disertore” –– Jack Kerouac 
Sono il Buddha noto come Il Principiante.
Sprofondato nello Zazen, Il Principiante (le parole )
mi colpisce, contemporaneamente, in questi 4 modi:

     1) Istigatore. Inventore.

     2) Quello che è stato scelto per cominciare ma non può
portare a termine, come in un circuito elettrico, in serie.
Una volta, dopo aver consegnato il testimone, ho traversato
davanti un’altra squadra, e la mia squadra
fu squalificata, anche se avevamo in effetti vinto,
e avremmo vinto a prescindere che avessi attraversato
o no.

     3) Eterno novizio.

     4) Quello che è condannato a cominciare ancora e ancora
          e ancora.


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ESEGESI DEL FRATE ROSSO:

     In primo luogo, fui io, non tu, a attraversare di fronte un’altra squadra. Così è come abbiamo imparato la giusta condotta. Ricorda, piuttosto, quanto eravamo veloci, e siamo.
     In secondo luogo, “condannato” è errato. Avalokiteshvara lo ha chiamato “ritornare”. Quando la “condanna” ti morirà in mente, “cominciare” cesserà di essere doloroso. Avalokiteshvara sceglie di cominciare ancora e ancora, pure se non è obbligato. L’hai detto tu stesso, in una tua poesia. Non credi alle tue stesse poesie?


A MEMORABLE FANCY

     (Our Lord of Refused Love)

          On a cold day in Oregon
          in a lightly falling snow

          with a 3-day growth of beard
          in my hooded parka

         I met a man with a sandwich board
         proclaiming the coming of the Lord

         and I walked around the block
        giving him his second chance

        to know me.


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COMMENTARY BY THE RED MONK:

     The arrogance of both these people is appalling. The one is making an announcement of hope. The other is making an offering. What can we do to stifle such bad conduct?


UNA MEMORABILE BIZZA


     (Nostro Signore dell’Amore Rifiutato)

          In una fredda giornata in Oregon
          in una leggera nevicata

          con la barba di 3 giorni
          incappucciato nel mio parka

          ho incontrato un uomo con una lavagna a tracolla
          proclamante la venuta del Signore

         e ho fatto il giro attorno l’isolato
         per dargli una seconda possibilità

         di conoscermi.


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ESEGESI DEL FRATE ROSSO:

     L’arroganza di entrambi questi tipi è terrificante, uno sta facendo un proclama di speranza. L’altro un’oblazione. Cosa possiamo fare per rintuzzare una simile pessima condotta?





When I read Lew Welch I often think about Robinson Jeffers (and vice versa)

THE SONG MT. TAMALPAIS SINGS
LW

This is the last place. There is nowhere else to go.

Human movements,
but for a few,
are Westerly.
Man follows the Sun.

This is the last place. There is nowhere else to go.

Or follows what he thinks to be the
movement of the Sun.
It is hard to feel it, as a rider,
on a spinning ball.

This is the last place. There is nowhere else to go.

Centuries and hordes of us,
from every quarter of the earth,
now piling up,
and each wave going back
to get some more.

This is the last place. There is nowhere else to go.

“My face is the map of the Steppes,”
she said, on this mountain, looking West.

My blood set singing by it,
to the old tunes,
Irish, still,
among these Oaks.

This is the last place. There is nowhere else to go.

This is why
Once again we celebrate
the great Spring Tides.

Beaches are strewn again with Jasper,
Agate, and Jade.
The Mussel-rock stands clear.

This is the last place. There is nowhere else to go.

This is why
Once again we celebrate the
Headland’s huge, cairn-studded, fall
into the Sea.

This is the last place. There is nowhere else to go.

For we have walked the jeweled beaches
at the feet of the final cliffs
of all Man’s wanderings.

This is the last place.
There is nowhere else we need to go.



LA CANZONE CHE CANTA IL MONTE TAMALPAIS
LW

Questo è l’ultimo posto. Non c’è nient’altro dove andare.

Gli spostamenti umani,
poche eccezioni,
sono occidentali.
L’uomo segue il sole.

Questo è l’ultimo posto. Non c’è nient’altro dove andare.

O segue quello che pensa essere
il movimento del sole.
È difficile avvertirlo, come passeggero,
di una palla vorticante.

Questo è l’ultimo posto. Non c’è nient’altro dove andare.

Secoli e orde di nostri,
da ogni angolo del globo,
ora si assommano,
e ogni onda torna indietro
per chiamarne di più.

Questo è l’ultimo posto. Non c’è nient’altro dove andare.

“Il mio volto è la mappa delle steppe,”
ha detto lei, sopra questa montagna, guardando a Ovest.

Il mio sangue mossosi al canto,
alle vecchie canzoni,
irlandesi, immobile,
tra queste querce.

Questo è l’ultimo posto. Non c’è nient’altro dove andare.

Questo è perché
ancora una volta celebriamo
la grande Onda di Primavera.

Le spiagge di nuovo disseminate di diaspro,
agata e giada.
Mussel-rock svetta chiaro.

Questo è l’ultimo posto. Non c’è nient’altro dove andare.

Questo è perché
ancora una volta celebriamo l’
enorme, costellata di pietre, caduta del promontorio
nel mare.

Questo è l’ultimo posto. Non c’è nient’altro dove andare.

Perché abbiamo camminato le spiagge ingioiellate
ai piedi delle ultime vette
del pellegrinaggio Umano.

Questo è l’ultimo posto.

Non c’è nient’altro dove dobbiamo andare.



INVOCATION
RJ

O evening star deep in the deep west burning, 
Far over the faint line of flickering foam; 
A solitary star, and unreturning 

But with return of night: thy sisters come 
Laughing out of the east, but thou declinest; 
Day wanes no faster than thou fliest home; 

Thou wilt not, though in heaven, O divinest, 
Endure divided glory, nor too near 
Approach, nor multitude. Alone thou shinest. 

Thou hast precedence in heaven: have it here 
In song, and in my heart that yearns afar 
Above the wave-tops toward thy splendor clear, 

Lamp of the west, O loveliest wandering star! 
Thinking how oft at closing in of days 
Nameless, and evening respites of dim war, 

My fathers looked from unremembered ways 
Up to thy guiding light ; and swore at dawn 
To turn their shoulders dawnward, and still gaze 

The whole day toward thy setting; and were drawn 
Out of huge Asia, past the Euxine sea, 
Northward of cloudy Caucasus, and on 

Westward, free wanderers. They would look for thee 
At fire-lighting each night; but when thy face 
Was hidden, there they halted, eagerly 

Awaiting thy new birth, and in that place 
Built huts, and plowed the field. Thy light renewed, 
They rose, and tracked westward the wilderness. 

Now I, the latest, in this solitude 
Invoke thee from the verge extreme, and shoal 
Of sand that ends the west. O long-pursued, 

Where wilt thou lead us now? What greater goal 
Gleams for our longing down the abysm of time? 
What weariness of body and worn soul? 
What farther west? What wanderings more sublime?


INVOCAZIONE
RJ

O stella della sera sprofondata nel profondo ovest fiammeggiante, 
distante sopra la fievole linea di vibrante spuma;
una stella solitaria, e incostante

ma col tornare della notte: giungono le tue sorelle 
ridendo fuori dall’oriente; ma tu declini;
non svanisce più veloce il giorno di quanto tu corra verso casa; 

tu non, per quanto in cielo, o santissima, 
sopporterai una gloria condivisa, né troppo prossimo 
contatto, né folla. Sola splenderai.

Tu hai la precedenza in cielo: abbila qui 
nel canto, e nel mio cuore che da lontano brama
sopra la cresta delle onde il tuo splendore chiaro, 

Balenio dell’Ovest, o amatissima stella errante!
E pensa quanto spesso al calare di giorni
innominati, e nelle tregue serali di guerre tenebrose, 

i miei padri hanno guardato da strade dimenticate
in alto la tua luce far da guida; e giurato all’alba
di volgere le spalle verso l’alba, e ancora fissare

il giorno intero la tua sede; e furono trascinati
fuori dall’immensa Asia, oltre il Mar Nero, 
a nord del Caucaso nebbioso, e oltre

all’occidente, vagabondi. Avrebbero cercato te
all’appiccare del fuoco ogni notte; ma quando il tuo volto
era nascosto, allora si fermavano, impazientemente

aspettando la tua prossima nascita, e in quel posto
costruirono capanne e ararono il campo. La tua luce rinnovata,
si alzarono, e tracciarono all’ovest le terre selvagge. 

Ora io, ultimo, in questa solitudine
t’invoco dal confine estremo, e bassa
d’arena che termina l’occidente. O lungo ricercata, 

dove ci condurrai adesso? Quale obiettivo più grande
balena per il nostro desiderio giù l’abisso del tempo?
Quale stanchezza del corpo e anima usurata?
Quale ulteriore occidente? Quale vagabondaggio più sublime?