Marginalità e centro storico di Palermo - A cura di Andrea Schneider



Per parlare di centro storico bisogna fare una considerazione preliminare: l'organizzazione dello spazio urbano si misura storicamente con due coppie di variabili alternative, ossia ordine/disordine e bassa vitalità/alta vitalità. La distinzione può essere determinata in direzione diversa dal divenire storico della città.
"Soprattutto nelle città europee in cui si sono stratificate forme diverse, appartenenti a tempi diversi, alcuni quartieri delle città possono vivere una storia alterna di  ordine e di disordine, di alta vitalità e bassa vitalità. [...] È questo il caso del centro storico: spesso sopravvive in esso un disegno di ordine che viene dal passato, un ordine che nell'intenzione dei suoi costruttori era un ordine destinato a durare ben al di là delle contingenze politiche ed economiche che l'avevano creato. Quando questo ordine vetero-urbano entra in crisi, perchè il suo spazio non è più coerente con le forme emergenti del nuovo ordine, con i nuovi referenti culturali, con i rapporti di produzioni divenuti centrali, con le nuove gerarchie sociali, il centro storico diventa simbolo di disordine e al disordine viene abbandonato e, da luogo di alta vitalità, scomposta e a volte turbolenta, diventa luogo di bassa vitalità, di quiete indotta, di stagnazione. [...] Per centro storico si intende solitamente -oltre a quegli insediamenti che conservano, particolarmente in Italia, il carattere storico dell'insediamento- l'area centrale più antica della città contemporanea. Questa definizione, nella sua combinazione di sostantivo e di aggettivo qualificativo, non regge più in termini spaziali perchè contrasta con la crescente realtà policentrica della grande città e perchè, a differenza del passato, una ridottissima porzione della superficie urbanizzata". [1]
Il centro storico continua a essere presente nella città metropolitana: degradato, impoverito e spesso manomesso dalla speculazione edilizia.
Il centro storico della città di Palermo si snoda nell'area dei quattro Mandamenti: Tribunali, Palazzo Reale, Monte di Pietà e Castellammare. La situazione dell'antico nucleo della città conserva numerose contraddizioni: abbandonato, almeno fino a oggi come luogo residenziale, conserva una sua centralità ma nello stesso tempo ha assunto il carattere di periferia del centro, vive di momenti di alta vitalità ma anche di stagnazione, è contenitore e produttore di povertà estreme.
"La presenza umana nel centro storico di Palermo è rappresentata da quattro differenti gruppi: chi vi abita, chi vi lavora, chi vi si reca per ragioni di utenze pubbliche o per consumi privati, e chi ne anima le notti attratta da manifestazioni ricreative o culturali. Il gruppo che mette più drammaticamente in evidenza la crisi del centro storico è la popolazione residente: l'esodo dei vecchi abitanti, a partire dal dopoguerra ma accentuatosi dagli anni '60 in poi, mette in rilievo il processo di marginalizzazione sociale di questa zona della città.
Gli abitanti sono generazionalmente, socialmente ma anche etnicamente differenti, infatti, oltre ai residenti, vi sono persone provenienti da altri quartieri della città, dalla provincia, da altre provincie siciliane e anche da altri paesi". [2]
Molto elevato è l'insediamento, nel centro storico di Palermo di degli immigrati provenienti dal Maghreb, dall'Africa subsahariana, da paesi del Nord Africa (Tunisia, Marocco, Algeria) e anche, se in misura inferiore, dall'Asia.
Sono molti gli indicatori del degrado e della marginalità. 
Il patrimonio abitativo denuncia condizioni di precarietà e di bassa qualità: molto frequenti sono le abitazioni costituite da uno, due stanze, i cosiddetti catoi (abitazioni estremamente misere a livello della soglia stradale o spesso sotto di essa) divenuti simbolo della condizione di precarietà abitativa, di promiscuità, di scarsa igiene.
La dotazione dei servizi nelle case occupate del centro storico è molto carente: molte abitazioni sono prive della cucina o dei servizi igienici, dell'acqua calda e soprattutto di un impianto  o di apparecchi fissi di riscaldamento.
Analizzando la composizione familiare, anagrafica e socioculturale, si evidenziano fenomeni di elevato disagio sociale: famiglie unipersonali costituite principalmente da anziani soli, famiglie monoparentali, famiglie numerose, plurinucleari, coabitanti.
Solitamente la famiglia estesa, formata anche da membri di tre generazioni che coabitano nella stessa casa, è indice di una situazione economica disagiata aggravata da eventi come detenzione del coniuge, separazioni, sfratti, perdite di reddito.
Il livello di istruzione, dai sei anni in sù, è abbastanza basso e tale situazione è appesantita dalla presenza di extracomunitari rappresentati maggiormente da individui si sesso maschile di modestra estrazione socio-economica.
Il lavoro è costituito da numerose forme di economia informale come lavori in nero, illegali, criminali. È molto alto il tasso di disoccupazione e vi è una debolissima presenza femminile nel mercato del lavoro ufficiale.
Un'altra piaga del centro storico è il fenomeno della prostituzione. "Nelle ore della notte nella strada deserta, via dei Calderai, si svolge tutt'altro commercio rispetto alle ore diurne: il sesso a pagamento offerto da giovani africane e controllato dai loro protettori che stazionano sul posto con le proprie automobili, come i clienti che vanno affluendo. Altre prostitute africane scelgono la strada come luogo di transito dall'Albergheria verso certi punti di via Roma, altro luogo di adescamento dei clienti. Un abitante della strada ha impiegato il termine trasumanza per definire il passaggio di queste ragazze, verso le quali, a suo dire, il rione mostra comunque una certa disponibilità e tolleranza. Ma sulla percezione del fenomeno da parte dei negozianti e dei residenti, si sono registrati atteggiamenti e opinioni differenti, prevalentemente negativi". [3] 
Se concentriamo l'attenzione sul quartiere della Kalsa, collocato nel centro storico della città, esso vive una realtà sociale molto difficile: via Garibaldi e i dintorni fino a piazza Magione sono rappresentativi di un processo duale caratterizzato da una parte da strutture abitative segnate dal degrado e da una popolazione che vive in condizioni di marginalità e di povertà, dall'altra, da edifici ristrutturati secondo l'antica bellezza del centro storico.
"È in atto un fenomeno di riqualificazione del centro, sia attraverso il restauro di monumenti di interesse storico e artistico, sia attraverso la localizzazione di manifestazioni culturali promosse dalle politiche comunali. Una delle finalità dichiarate è quella di avvicinare la città al centro storico, sconosciuto a una consistente parte della popolazione che ne vive fuori, per il degrado socio-ambientale che lo caratterizza e per la nomea di zona pericolosa che lo contraddistingue. Vi è quindi un aspetto scenico in quest'opera di riqualificazione che emerge anche nelle definizioni delle iniziative come, per esempio Palermo di scena, un evento, questo, ormai normalizzato nel suo ripetersi annualmente dall'estate del 1994 e che si articola in una vasta gamma di spettacoli musicali, teatrali di danza, di mostre, di rassegne cinematografiche, e così via". [4]
L'intenso fermento culturale, il processo di risanamento e di rivalutazione del centro storico, convive con stili di vita e con realtà sociali segnate come da percorsi di marginalità e di emarginazione.
La condizione abitativa e sociale di questo quartiere versa in una situazione di forte degrado, caratterizzata da case fatiscenti e inadeguate per dimensione e servizi alle esigenze delle famiglie; inoltre, alcuni edifici sono completamente disabitati o parzialmente utilizzati, per esempio al pianterreno come officina o magazzino.
La dualità sociale si evidenzia maggiormente in via Castrofilippo dove, accanto ad abitazioni ristrutturate dove vivono professionisti e impiegati, vi sono edifici degradati dove vivono persone in condizioni di assoluta precarietà: carenza di servizi, precarietà delle strutture, mancanza o insufficienza dell'acqua e altro ancora. Tale condizione di vita è poi aggravata dalla disoccupazione, dalla detenzione che comportano la coabitazione di più nuclei familiari, con conseguenze negative sui rapporti parentali e sociali.
"Questa realtà rappresenta la condizione normale degli abitanti storici che vivono secondo un'idea di comunità: si conoscono tutti e ognuno conosce la storia di tutti, sono molto solidali tra loro nell'affrontare situazioni di particolare bisogno, gli spazi antistanti, le abitazioni sono un luogo di aggregazione" [5] 

Accanto a questi due tipi di popolazione urbana vi sono anche gli extracomunitari provenienti dal Maghreb, dalle Filippine, dal Ghana, dalla Costa d'Avorio, dall'Algeria, dalle isole Mauritius e da Capoverde. La diversità sociale ed etnica non determina casi di intolleranza da parte degli altri abitanti del quartiere, anzi si stabiliscono rapporti di solidarietà; l'unico atteggiamento di rifiuto è quello legato al fenomeno della prostituzione che colpisce maggiormente piazza Magione.
Una maggiore concentrazione abitativa degli extracomunitari si riscontra in via Vetreria e in via Alloro. A piazza Magione, invece, non vi sono abitazioni affittate a extracomunitari, perchè gli abitanti locali non tendono ad allontanarsi dalla piazza sia per motivi di appartenenza, sia perchè gli affitti sono molto bassi visto anche lo stato di degrado delle case.
Numerosi edifici, anche chiese sconsacrate, vengono occupati abusivamente e vengono  trasformati in magazzini, botteghe, e data l'irreperibilità dei proprietari, difficilmente vengono liberati.
In questo contesto di povertà e degrado sociale, molto importante è il rapporto degli abitanti con i centri di assistenza e di volontariato del quartiere: la richiesta di alimenti e di vestiario non sempre può essere pienamente soddisfatta e ciò genera conflitti con chi li eroga.
"Le Missionarie della Carità, che non hanno rapporti con il quartiere se non all'interno del loro convento, sono state costrette a installare un cancello di ferro per difendersi dal lancio di pietre di chi non ha avuto da loro i beni richiesti perchè considerati meno poveri o perchè noti come quelli che fanno il giro delle sette chiese per ricevere da tutti la spesa". [6]
Le Suore Missionarie garantiscono servizi di accoglienza per indigenti e senza fissa dimora, accolgono i bambini della zona per attività di doposcuola e di animazione.
Gli abitanti del quartiere instaurano un rapporto di fiducia con i centri di volontariato che accolgono i bambini e offrono occasioni di socializzazione tra gli adulti, in quanto considerati un propulsore di progettualità. Accettano ben volentieri l'operato delle parrocchie o dei centri sociali, in quanto ripongono la loro fiducia sulla serietà dei servizi offerti e sulla disponibilità dei volontari che offrono il loro servizio per amore, mentre non hanno alcuna fiducia nei confronti delle strutture pubbliche e degli assistenti sociali. La sfiducia esiste perchè il settore dell'assistenza pubblica è deficitario in quanto non si riesce a superare il divario tra un servizio di pura assistenza che lascia la situazione invariata, e un servizio personalizzato.
Il processo di sviluppo e di rivitalizzazione del centro storico non è ancora condiviso dai vecchi residenti e in alcuni casi neanche dai nuovi.
Una ragione della non partecipazione di molti abitanti agli eventi culturali organizzati dal Comune nei luoghi simbolo della rinascita del centro storico, è dovuta all'impossibilità materiale di accedervi. La mancanza di cittadinanza di questi abitanti non si spiega soltanto in funzione delle scarse risorse economiche ma vi sono ragioni più complesse di natura relazionale e culturale.
"Il centro storico di Palermo fino a ora sopravviveva, ora vive: perchè questo risultato sia soddisfacente occorre però che in esso si viva meglio e non soltanto per il consumare ma anche per l'abitare, il lavorare, il socializzare. La ricchezza di pietra del centro storico di Palermo è un bene universale che deve essere reso fruibile dal maggior numero di persone; deve coniugarsi con la ricchezza sociale e con una piena cittadinanza, abitandovi e lavorandovi, con le proprie risorse di fatica, di speranza, di solidarietà, di partecipazione, hanno in definitiva la responsabilità di farlo vivere". [7]


NOTE:

[1]     Antonietta Mazzete, Emanuele Sgroi, Vecchie Strade. Consumo e povertà nei centri di Palermo e Sassari. Franco Angeli, Milano 1999, p.18

[2]     Ivi, p.75

[3]     Giulio Gerbino, Strade di commerci: via Calderai tra notte e giorno, in Antonietta Mazzete, Emanuele Sgroi, cit. pag.122

[4]     Angela La Barbera, Percorsi di paura, percorsi di desiderio: Piazza Magione e dintorni, in Antonietta Mazzete, Emanuele Sgroi, cit. pag.139

[5]     Ivi, p.159

[6]     Ivi, p.167

[7]     Antonietta Mazzete, Emanuele Sgroi, cit. pag.87