Il tempo e la storia nella satira d’annata - A cura di Massimo Presciutti


L'uomo invisibile


L'uomo invisibile

La storia sarà infinita ma si nasconde quasi totalmente nelle pagine del tempo, è un’immensa biblioteca le cui fonti sono gli archivi della memoria, dei ricordi, degli atti ufficiali. La storia è il destino, gli archivi il contrario del destino, esiste una parola che definisca il contrario di destino? Il rifiuto del destino può andare, per ora. La guerra era finita, la strada provinciale soltanto un fiume di polvere mosso in doppio senso di marcia da pullman azzurri alimentato da affluenti di terra che portavano alle sorgenti dell’economia e della cultura: le case, i campi, i boschi, perfino botteghe e osterie. Non erano sicuramente cinque anni che ero al mondo, potevano essere tre o meno. Il tempo che passa d’accordo col destino è scandito da un piccolo pianoforte celeste di legno con tasti neri soltanto disegnati. Provavo a picchiarci sopra pigiando così due tasti bianchi, un do e un re per esempio. Ma non funziona, occorre alzare il do o abbassare il re in modo esatto per ottenere il do diesis o il re bemolle.



Buongiorno Italia


L'Italia mette il naso fuori

Persone vagamente adulte mi passano davanti mentre scavo il tufo e dall’alto mi chiedono il nome. Non dico il mio. Dico quello di un mio zio. Poi viene fuori il mio e dicono che è bello. Evidentemente c’era qualche angolo di destino che intravedevo e che non mi piaceva per niente. Cercavo in ogni modo di costruire anche io qualcosa, dal niente, come tutti, ora mi rendo conto, in quell’Italia del dopoguerra. Il lume di una candela appoggiata alla pietra ci disegnava fuliggine, una macchia somigliante a quella dei camini. Cercherò sempre in ogni modo di parlare di quegli anni, anche disegnando satira per Ca Balà. In Ca Balà c’era tutto, c’era Parigi ma anche la campagna umbra, c’era la Firenze migliore, l’unica direi. Ora che gli anni stanno mettendo sott’acqua i ricordi, tanto vivi da rendere il tempo relativo, la realtà che mi interessa sta nei disegni e nella musica che tiro fuori, conosco il valore e non chiedo più conferme pur elaborando i rifiuti ai fini della conoscenza, quella si, infinita.



Gelo


Ognuno è nato dove gli pare

La prima cosa da fare per trovare un altro sentiero di destino è il togliersi, scartare il fascio di luce della proiezione designata per la tua faccia. Io non sono così. O meglio. I bambini ragionano e capiscono. Che pena chi butta la propria identità nella spazzatura e ne indossa un’altra, magari per amore, per ideale di giustizia e uguaglianza. E la spina dorsale di tutto è, poi, la pietà. Già il medico pietoso fece la piaga puzzolente. Figurarsi quando la pietà diventa obbligatoria. Buñuel parlò dell’inutilità delle isole di bontà. Nei miei spostamenti e cambiamenti di casa molti libri li ho seminati nelle case che ho lasciato o da cui sono stato lasciato. Stasera verso le sette mi è tornato in mente un libro perduto su Buñuel . Trovato on line, basta scendere le scale, nel centro di Firenze ci sono librerie dove sbocciano i libri seminati dalla gente nel corso degli anni. Rivivo il periodo dell’Università, la Laurea in Storia del Cinema e delle Comunicazioni di Massa. Il Cinema si che è un’isola dove ti salvi la vita: un linguaggio diverso, stare insieme e stare soli contemporaneamente, essere uguali, il buio necessario alla luce, le lacrime, l’arte che non offende (in tanti anni ho visto una sola volta lanciare una scarpa contro lo schermo, un gesto tendente all’altrui stupore comunque), la manifestazione politica intelligente (le parole indirizzate in coro o da solista contro gli attori entravano a far parte di una finzione che in ogni caso non poteva incidere mai negativamente sulla storia e sulla realtà quotidiana).



Cinematografo


La luce nera per leggere ciò che la luce nasconde

Quando leggo del conflitto “di tutta la società umana fra il sentimento dell’amore e qualunque altro di ordine religioso, patriottico e umanitario” (Luis Buñuel in Giorgio Cremonini, Buñuel, Savelli, Roma 1975) leggo che tutto il Novecento, allo stato attuale, è finito nelle note a piè di pagina come profetizzato da Woody Allen. Quando il sipario cade c’è un cambiamento radicale, si torna alla realtà, si va a mangiare la pizza dopo il teatro, ma, a meno che non sia accaduto qualcosa di traumatico tra la fine dello spettacolo e la ripresa del contatto con la realtà, accade che si parli proprio dell’evento teatrale cui abbiamo assistito. Invece no. L’ altro evento, quello traumatico, cancella il prima e il dopo, cancella la storia. Si riparte da capo, dalle caverne, dopo aver cancellato i graffiti però. Ecco allora il momento della vecchiaia, che vale la gioventù, come nella storia di Matusalino di Giuseppe Scalarini, si nasce a ottant’anni e si cresce all’incontrario verso l’infanzia, si torna sempre lì da dove siamo venuti perché ne siamo attratti. Irresistibilmente. Lei non sa chi sogno io.



Equilibrio pace


L’armonia non è una questione angelica

Psicoanalisi - Triste il popolo che ha bisogno di eroi. Una persona psichicamente sana deve dire una cazzata ogni cinque cose intelligenti per la risoluzione di conflitti interiori e non solo.

Vita mondana - Non è facile riconoscere i VIP invitati nei party importanti. Uno stilista di Segrate ha applicato loro dei megafoni davanti alla bocca che oltre a dare agli ospiti una vaga somiglianza a Paperino permette di non perdere nessuna sfumatura espressiva.

Onde gravitazionali - La scoperta scientifica delle onde gravitazionali è un dato di fatto e coinvolge ormai il cento per cento della popolazione mondiale, se non come consapevolezza del progresso scientifico, come atto di fede e in ultima analisi queste funzionano comunque, nel bene e nel male, per tutti.



Notte di San Giovanni


Perdere la testa vale la pena se poi ti ricresce

Rivoluzione tarocca degli anni Settanta – Illuminante immagine di Diego Gabutti su Sette del Corriere della sera (4 marzo 2016, Numero 9) a proposito dei “danni collaterali” prodotti da tale fatto storico fin dall’inizio. Un effetto collaterale parallelo all’effetto danno - principe. D’altra parte già avevo letto qualcosa a riguardo: “E vennero gli anni settanta con i paesaggi di campagna ai lati delle autostrade accecati dai grandi cartelli della pubblicità moderna con su scritto, in ognuno, Voi non potete (Massimo Fagioli, Le notti dell’isteria, Italia oggi, Firenze 1985). Dopo gli autentici anni sessanta arriva il tarocco, come da manuale. Non possumus. Meno male il plurale. Ah, è maiestatis.

Solidarietà: Non dimenticare gli ultimi, gli ultimi secoli di storia susseguenti alla Rivoluzione Francese. La Restaurazione non lo fece infatti.



Pesce che dorme


Dove i pesci vivon fuor d’acqua osano le aquile