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Referendum 17 aprile: no alle trivelle - A cura di Rosalba Pipitone



Il 17 aprile è la data in cui noi cittadini siamo chiamati a rispondere al frutto dell’operato della politica energetica del governo Renzi fondata sui fossili piuttosto che sulle fonti di energia rinnovabile. Una politica per molti versi ambigua, e ancor più lo è quella delle regioni, in primis proprio quella –a malincuore- della Sicilia.
Facciamo un passo indietro nella storia, esattamente nel novembre 2012. Il nuovo che avanza Matteo Renzi dichiara: “Il futuro del nostro Paese è lontano dai combustibili fossili: il futuro del nostro Paese è l’efficienza energetica, l’innovazione e l’uso delle rinnovabili”.
Nel 2013, il governatore della Sicilia Rosario Crocetta, sottoscrivendo l’appello di Greenpeace contro le trivellazioni offshore, dichiara l’intenzione dell’Assemblea regionale di contrastare questi progetti e “ove la Regione fosse bloccata perché le competenze sono appannaggio dello Stato, è disponibile a portare avanti un’azione politica per affermare la necessità di un’intesa vincolante bilaterale tra Stato e Regioni, lavorando al fianco della commissione Ambiente, delle associazioni e dei cittadini”.
Poi, come spesso accade, dalle lodevoli intenzioni e parole (come fossero eternamente in campagna elettorale) il cambio di rotta, improvvisamente “la Sicilia ha un tesoro da sfruttare” (Lo Bello, assessore della giunta Crocetta) e Crocetta stesso firma, l’estate scorsa, l’accordo con Assomineraria per agevolare le attività di ricerca in cambio di un sostanzioso piano di investimenti. Soldi che non risaneranno di sicuro le casse dello Stato essendo le royalties pagate in Italia per lo sfruttamento dei giacimenti le più basse del mondo, il 7% contro il 50% dei Paesi arabi.
La quantità di idrocarburi in ballo inciderebbe di poco sull’economia e la maggior parte del guadagno andrebbe a compagnie private che vedrebbero incrementare i propri patrimoni personali mentre i danni ricadrebbero sulla collettività.
Ma, che siano tanti o pochi i soldi che entrano nelle casse, non è possibile, appunto, prescindere dal danno ambientale causato, e quei pochi soldi che entrebbero potrebbero essere riversati nelle casse dell’Unione Europea per delle sanzioni comunitarie riguardanti le norme di protezione ambientale. Legambiente, WWF, Greenpeace, l’associazione Arcobaleno e altre associazioni ambientaliste, lanciano quotidianamente l’allarme (il tasso di mortalità per tumore in alcuni comuni della Sicilia come Gela –che ha dato i natali proprio a Rosario Crocetta!- ha raggiunto percentuali molto al di sopra della media nazionale).

Pubblichiamo di seguito la lettera del Presidente di Legambiente Avv. Maria Letizia Pipitone:

Da due settimane siamo in piazza per dire con il nostro SI no alle trivelle ed alla politica energetica del governo Renzi fondata ancora sui fossili anziché sulle fonti di energia rinnovabili. Abbiamo costituito un comitato elettorale a cui hanno aderito ben 18 sigle tra associazioni, partiti e movimenti. Nonostante le difficoltà di mezzi , di risorse finanziarie e soprattutto di tempo a disposizione, registriamo una partecipazione straordinaria da parte non solo delle associazioni, ma degli stessi cittadini di Marsala. I Marsalesi infatti accolgono molto positivamente la nostra campagna elettorale per abrogare la norma che consente alle compagnie petrolifere di trivellare il nostro mare fino all'esaurimento dei giacimenti. Marsala ha dimostrato ancora una volta di essere una città straordinariamente sensibile ai temi della difesa del nostro ambiente naturale e marino. Vogliamo per questo ringraziare il consiglio comunale tutto per essersi pronunciato a favore del SI senza distinzioni, e ciò a dimostrazione che la difesa dell'ambiente non ha colore politico. Ringraziamo inoltre l'assessore Lucia Cerniglia ed i consiglieri comunali Linda Licari, Calogero Ferreri e Daniele Nuccio per il loro personale contributo, anche economico, a sostegno del comitato. Siamo assolutamente certi che, nonostante l'invito del governo a disertare le urne, il 17 aprile gli elettori, anche quelli del PD, andranno a votare in massa e voteranno SI. Diciamo, a quanti avessero ancora dei dubbi, che non è affatto vero che le nuove tecnologie impediscono ogni fuoriuscita di petrolio dalla trivelle. È infatti vero il contrario e cioè che il mare vicino alle piattaforme è inquinato. Per la difesa del nostro mare saremo ancora in Piazza della Dittatura Garibaldina, con il nostro banchetto informativo, sino al 10 aprile. Ringraziamo infine tutta la stampa locale per lo spazio informativo concesso alle ragioni del SI ed invitiamo tutti a mobilitarsi perché il 17 aprile vinca il SI e la democrazia partecipativa.