Je suis vif - A cura di Massimo Presciutti

Servi


























Conquista della luna

Amore e odio sarebbero caratteristiche umane, per dirla col poeta, se provenissero da carezze o ferite provate sulla propria pelle. L’odio del servo è senza radici, di plastica, benigno. L’ obiettivo del servo, nel film di Joseph Losey (1963), Il servo (The servant), è quello di ridurre in suo potere il padrone, e siamo a Georges Sadoul, Il cinema, 1968. La visione di Losey è brechtiana, straniante, tanto da portarlo ad affermare che un regista fallisce al primo spuntare di una lacrima nello spettatore. 1968 da prendere con le molle. No eroi, ma anche no servi e no schiavi. Il Sessantotto in questo momento per chi scrive è stato soltanto istruzione e università. Leggevo Bertrand Russel che parlava di castelli del Galles, belle epoque, pacifismo, matrimonio, morale, agnosticismo, H.G. Wells, Cambridge. Che scambiava due parole col meccanico traendone allegria e intelligenza. La sera facevamo le prove in via del corso o a san Frediano. A volte veniva la polizia per probabile rottura del muro dei decibel nonché sicuramente delle palle dei vicini pur nella libertà adolescenziale. Non si cercava un nuovo mondo, si viveva. Ci si passavano i compiti in modo fraterno perché tanto i più capaci erano riconosciuti non certo a seconda dei voti che prendevano.


Amicizia



Il miglior gusto è quello dell’indipendenza

Il concetto che ha il servo dell’amicizia tra sé e sé è l’immagine di un film di Hitchcock (Frenzy, 1972), una donna morta appoggiata su un camion di patate rotola, appoggia umoristicamente il morto piede sulla faccia del suo assassino sporgendolo fuori dal sacco dove era stata occultata insieme alla spilla dimenticata che deve essere recuperata e che il cadavere stringe in un pugno. I legami che ignorano il concetto di uguaglianza danno luogo a una coppia cacciatore – preda sfociante in un single costituito dal morto e dall’assassino. Poi si dice l’alienazione. Tutte le colpe della storia dell’uomo sulle spalle di questi Atlanti dell’anima. Che non capisco. Ho un concetto della conoscenza che non prevede il pessimismo nel momento in cui lotti per salvarti la pelle, magari sei in mare che annaspi, e un salvagente gettato da un canotto o la terra che si svela tra la foschia vanno benissimo. O nel momento che nasci. Con Cesare Pavese curai incredibilmente la mia nostalgia di adolescente. Ciò che annoia è il cliché del risolino cinico equiparato all’intelligenza e alla capacità intellettiva quando invece, di fatto, quest’aspetto cela e svela il malessere dei portatori del nulla e del vuoto.


Terrorismo

L’implosione

A ogni esplosione corrisponde un’implosione che lascia un buco nero. Nel buco nero il tempo e la storia scompaiono. Il tempo e la storia sono personali, scompare la persona. Ricordi che si perdono nell’infanzia, il prepotente senza maschera o mascherato da dio, il ricattatore ideologico, il bullo insomma. La satira e l’humour dicono l’indicibile. Non lo dicono per far ridere, lo dicono per guardare e guardarsi con intelligenza maggiore. “Gli accusati come Salah Abdeslam assomigliano ai soldati di piombo d’un’armata di combattenti. Sono tutti identici, intercambiabili e rimpiazzabili all’infinito. Hanno fatto passare la loro personalità in secondo piano per servire una causa religiosa dove si dice sempre “noi”, ma mai “io”. Il processo dovrà imporre all’accusato di dire “io”. “Io” vi ho colpito, “io” sono responsabile, “io” sono colpevole. Dopo decine e decine d’anni a marcire nella sua cella, invecchiato, svuotato, risecchito, forse riuscirà a dire a se stesso, un giorno: “Io” rimpiango tutto ciò “(mia traduzione de L’édito par Riss, “Un beau procès”, Charlie Hebdo N. 1235, 23 mars 2016).
“Diffido del “noi” ed ecco il perché:
nessuno può dire: “L’altro è me”.
Ogni intesa cela un imbroglio,
ogni accordo un abbaglio”
Albert Einstein, “Pensiero di un uomo curioso”, Mondadori, Milano 1997.
“Io” sta soltanto tra nascita e morte, il resto è l’infinito “noi” spaziotemporale da dove siamo nati che ci teniamo sempre accanto nelle forme più diverse, dall’amore all’odio.


Serpeggiare umile e onnipotente


E gira gira l’elica romba il motor

Il malessere serpeggia tra i giovani nelle epoche dei silenzi. Il professor Desideri mi chiamò Veleno una volta e i miei compagni di classe adottarono con allegria questo soprannome per me. Oggi con l’automobile bastano un paio d’ore per coprire un percorso che a quei tempi richiedeva una giornata intera. Firenze era bellissima, ma io ero malato di nostalgia. Ricordo che cercai su un vocabolario la parola nostalgia. Ricordo di aver letto che di nostalgia si poteva anche morire e questa spiegazione era molto convincente. Piano piano ciò che sentivo lunare diventava il mio mondo, mi trapiantavo. Nascevano i desideri. Le ragazze erano così inavvicinabili e belle. De – sidera, è mancanza di stelle per questo si dice che si può esprimere una desiderio quando una stella cade sulla terra. Quando è la luna a cadere sulla terra, magari in sogno, credo sia la sana follia dell’arte dei lunatici. Quando cadde la prima stella lasciai la luna senza dubbi e incertezze e mi avviai in labirinti di boschi seminando i miei libri, i miei pennini, i miei colori, le mie boccette d’inchiostro per ritrovare la strada del ritorno non appena il tempo avesse scritto i segni sulla mia faccia necessari a comporre un archivio da cui avrei tratto l’opera finale di cui non conoscevo neanche la forma ma che avrebbe scaldato l’humor verde della mia maturità e vecchiaia col rosso dell’infanzia e della gioventù.


Pace senza zucchero

Ora sto bene

Eccellenze: Forti sconti nel corso di una pacifica manifestazione di Eccellenze che protestava per l’ innalzamento del prezzo della libertà. Un gruppo di Mediocri, staccatosi dal corteo principale, ha innalzato barricate con mobili dell’Ikea.

Privacy estrema: L’associazione segreta G.F.C (Genitori Figli Clonati) ha prodotto un documento pubblico dove propone di applicare la legge sulla privacy ai cognomi di tutti i V.I.P. per non prestarsi il fianco a vicenda in momenti delicati quali inchieste giudiziarie, processi, arresti domiciliari.

La buona scuola: Maria Montessori, la cui immagine era effigiata sulle banconote da mille lire, è stata resa completamente obsoleta dall’avvento dell’Euro.

Analfabetismo di ritorno: Per non sapere né leggere né scrivere il campione delle persone intervistate non vede, non sente, non parla né tantomeno si pronuncia a proposito dei destini dell’umanità. Il restante trenta per cento opta per un master da boia.

Marxismo: Un vero marxista sta sempre dalla parte dei poveri e mai li abbandona, anche nei momenti più gravi, per esempio quando alcuni di loro incappano in una banale vincita al Lotto


Opposta al raid è l'anima



Stesso spazio-tempo di chi bombardò Budapest