Le grandi vacanze in fattoria - A cura di Massimo Presciutti


Lo spettatore fa lo spettacolo

Mantenere il caos imbottigliandolo alla fonte

Pare che i Rolling Stones che noi conosciamo non siano i veri Rolling Stones, i quali vivrebbero come nababbi in una grande fattoria vicino a Los Angeles, a quale titolo non è dato sapere. Questi  ultimi sono multimiliardari perché tutte le royalties della nostra amata Band andrebbero a loro. Il paradosso di questo sogno sta semplicemente nel fatto che i veri Rolling  Stones sono quelli ritenuti falsi, sono loro infatti che riempiono gli stadi con la loro energia dirompente.  I più sensibili alla giustizia sociale affermano tra l’altro che sarebbero soggetti a turni massacranti quando dovrebbero, data l’età, essere in pensione da un pezzo. Il fatto che quelli che noi conosciamo come Rolling Stones non si lamentino mai e anzi mostrino un’ aria sbarazzina appena segnata da rughe calligrafiche quale valore aggiunto li porta ad avere un’immagine picaresca fuori dagli schemi e anche fuori  dagli schermi.  I soli Rolling Stones per me sono sempre stati quelli che vedo e non c’è sindrome di Peter Pan che tenga. Il cinema è più importante della vita? (François Truffaut). Di gran lunga in un certo senso.


Nella notte ci va il  tatto


Per vedersi dall’esterno occorre essere fuori di sé

Le case che ho abitato sono state di tanti tipi, l’appartamento comunque mi  è estraneo come concetto, un concetto di divisione con altri, spesso sconosciuti, con cui rischi di condividere riunioni di condominio pesantissime, lo sguardo rivolto perennemente verso la finestra sul cortile, con l’inquilino del terzo pianoil portiere di notteil postino che suona sempre due volte, la signora della porta accanto. Ricordo la casa in costruzione, al terzo piano un corridoio percorso col triciclo, profumo di calce, il pedale rotto, la meccanica che il tempo usura, la terra e il pavimento. Ho abitato una stanza e così tante stanze da chiamarsi per telefono da una all’altra. Ma era sempre la stessa casa con una scalinata imprevista che parte dalla cucina  sottolineata da un tappeto rosso che finisce, in basso, in un’apertura ad arco chiusa da un sipario bordeaux, oltre il sipario la casa continua, immensa e vecchia, si vede la struttura di linee d’acciaio che come ossa crollando scoprono il prato, gli alberi, il bosco, la pianura verde di grano. Se invece che per le scale mi avventuro alla porta interna dello sgabuzzino che nessuno aveva mai aperto trovo camere vuote, saloni, un’altra cucina inutilizzata e poi un capannone con tanti banchi come a scuola, una scuola a indirizzo tecnico o forse un’azienda di vestiti fatti da sarte, saranno state giovani, cento anni fa.
  

Eroi e civiltà


La memoria è il contrario dell’abitudine

Ora se pensiamo a ciò che comporta avere una casa, le norme, il progetto, il catasto, le tasse gravide di  tasse di successione e si potrebbe continuare all’infinito, il contrasto con gli spazi minimi dove possiamo esercitare la nostra monarchia assoluta, privi di sudditi ovviamente, intendiamoci, sarebbe  davvero penoso se ogni casa non fosse fornita dai punti di fuga sopra esposti.  A Parigi, a New York, a Londra, a Firenze, insomma in ogni città dove amiamo vivere per trovare l’infinito basta uscire di casa. Forse i teatri o le fabbriche allegate alle case – fattoria sono inserti di campagna domenicale, mi sembra di ricordare che con mia madre abbiamo abitato per un periodo  una torre freddissima in aperta campagna e per salire passavi  disabitati saloni immensi con calici di cristallo che si esibivano da vetrine simil-ghiaccio con un girotondo di sedie di legno e velluto intorno a un tavolo di noce o ciliegio scuro  famelico di bianche candide tovaglie riposte in impenetrabili cassapanche intagliate.  Non ho mai desiderato vivere quegli spazi incantati  anche se poi li ho ritrovati con piacere nelle Fiabe Italiane di Italo Calvino che raccontavo ai ragazzi esercitando il mestiere di maestro elementare, un mestiere in estinzione che tuttavia lascia migliaia e miglia di simpatizzanti. Ma sono quegli spazi incantati che hanno vissuto me, con la conseguenza che io non capisco assolutamente perché si parla di case come se fossero un fatto materiale, anzi si investe sul mattone (l’unico investimento proficuo sul mattone che conosco è quello operato da Krazy Kat). La casa dell’essere umano del futuro dovrà quindi avere  caratteristiche diverse da quelle cui siamo abituati, valvole di liberazione regolatrici di umori, la visura catastale dovrà essere  di gran lunga inferiore alla visione di chi ci abita.


Il servizio di  forma



L’intelligenza è una forma di stupidità soggetta alle oscillazioni della borsa

I costumi dell’umanità stanno cambiando a ritmo vertiginoso, tutto muta intorno, dal modo di mangiare al rapportarsi agli altri, ma il progresso tecnico non ha mai avuto  come conseguenza un progresso dell’anima tanto è vero che, visto che siamo nel campo, la Batracomiomachia, attribuita a Omero e che Leopardi ci restituì in una forma impeccabile e soprattutto fruibile, smascherando satiricamente  i meccanismi che portano alla guerra,  ne mostra la stupidità ultra spaziotemporale che coinvolge popoli, singoli, dei e semidei.  Satira pericolosa perché libera, perché dà risposte complesse e indicative, è autonoma dalle parti in conflitto anzi estranea, dice l’indicibile perché va alla radice, truculenta, ricorda qualcosa no?  Ma dove abiteremo nel futuro,  fattoria o appartamento?  Il cetaceo medio scomparirà totalmente nella mediocrità? Come salvarsi dalla mediocrità? Così Lea Vergine sull’Europeo del  10 marzo 1984 anticipa i tempi scrivendo come si possa risiedere in uno spazio senza armadi, stipi, credenze, cassettoni, comodini, in uno spazio nel quale tutti i mobili (compresi gli inginocchiatoi, le bottiglie notturne, le acquasantiere, le seggette, i pappagalli, le sputacchiere e i pettinatoi) vengano decentemente custoditi dai muri, come suggeriva peraltro, sessanta anni fa, l’architetto Adolf Loos.  Ci parla della casa libreria del sinologo Peter Kein (Elias Canetti), della fattoria  di Andy Warhol , della tendenza comunque a non abitare una casa. Se a ciò aggiungiamo l’idea di Pascal per cui tutti i mali del  mondo deriverebbero dall’incapacità dell’ uomo di stare tranquillo in una stanza, magari col cielo, una riforma del catasto che tenga conto delle nuove realtà emerse nel corso degli ultimi  secoli  è quanto mai necessaria.


La via d’uscita ignota all’usciere




Si comincia con l’indice di gradimento e si finisce col  lavorare a braccio


Meteo impazzito - Il ritorno del latin lover sulle spiagge adriatiche quest’anno ha subito notevoli ritardi dovuti al ritardo delle rondini. Gli ultimi studi socio-ornitologici  infatti hanno appurato che nessun latin lover entra in azione senza che il suo uccello, partito in autunno per i paesi  caldi,  abbia fatto ritorno.

Perbenismo - Secondo un’indagine fatta da uno studente della Facoltà di Intendere e di Volere ad uso della propria Tesi di Laurea intitolata “Il perbenista è uno per bene perché ci ricava qualcosa”, il sessantacinque  per cento degli italiani sarebbe favorevole a riservare una parte degli eletti nei  consigli di amministrazione delle aziende nonché negli organi politici ai perbenisti visti come teste d’ariete per l’egemonia gramsciana della gente per bene.
Vacanze – L’aumento della gente che va in vacanza è aumentato in modo esponenziale negli ultimi 100 anni. Dal turista solitario un po’ snob alla Monsieur Hulot, sintesi di  un Johann Wolfgang von Goethe e di un reduce italo americano della Seconda Guerra Mondiale alla ricerca delle proprie radici, proseguendo sempre diritti acquisiti dal ceto medio, insomma, oggi, con la standardizzazione, al prezzo di uno si può andare in vacanza in cento. Peccato però tutti in fila.


C’è chi pretende testa e poi anche croce


Le formiche sono fedeli alla linea