Su Isis e nazismo e arte - Antonio Dentice



























Su Isis e Nazismo e Arte 
e Morte
Per menti passanti da televisione a scuola a 
schermo e ritorno
e andata
e ritorno

Fascismo e nazismo, siano i fascismi europei dei primi decenni del Ventesimo secolo, che si servono dell'arte come instrumentum regni, strumento di potere politico: politicizzano l'arte, quindi, del pari quasi estetizzano la politica - e estetizzazione della politica, che, proprio per questo, o quasi, diviene letale: fa sì che la politica produca morte, sia all'interno, verso i nemici interni, gli avversari politici, ecc., sia all'esterno, verso i nemici appunto esterni: verso il e un, fuori. 

Ma, e questo è fondamentale (…), se la politica si fa arte e l'arte si fa politica, e sia: e una specie dell’innocuo come l'arte, e una specie del serio come la politica insieme coalizzandosi e scambiandosi parti, partizioni e di potenza e di debolezza confondendosi (e è quello che si chiama di solito, quanto agli stati totalitari nazista e fascista, come presenza, e presente, asfissiante e diffusione inesausta della propaganda: e è come un neutralizzarsi della società nello stato: del privato nel pubblico!), queste species - questa specie di micidiale irrilevante gnommero - producono la morte che la guerra è - ora, oggi, tutto ciò è possibile perché una base è una idea anche, un concepimento e politico e sociale e culturale che insieme ha bisogno delle differenze solo a continuamente annientarle: e questa concezione è - si vuole sia: il razzismo.

Ora, essendo questo ciò che si può dire intelligentemente (…) del rapporto tra arte e politica a proposito dei fascismi europei del Novecento - che cosa si può dire, per e una analogia e una differenza - meno dell’Isis, che rispetto all'Isis?

L’Isis, cioè, se distrugge l'arte, ripete il gesto razzistico dei nazisti, che censuravano e distruggevano quell'arte così detta degenerata, quell'espressionismo soprattutto, che, secondo loro, il noi nazistico, era una pittura, una immagine, una specie dell’arte, la quale portava - appunto - all'espressione disordinata e spontanea e urlata e l'interiorità e l'inconscio, valori: inneschi di valori dell’umano, e non in linea con quelli propagandati dai nazisti stessi.

Ora, se il nazismo all'arte, da loro stessi considerata degenerata, che distruggevano, preferivano un'arte sana e ariana: depurata di ogni elemento caotico e espressionistico: dionisiaco (…), a favore di un'arte, si dica anche, apollinea - anche quelli-d’Isis distruggono quella che, per loro: per questa sigla d’Isis, è un'arte degenerata - e cosa vi sostituiscono? Vi sostituiscono, e questo è importantissimo e, insieme, paradossale (…), l’assenza dell'arte: l'assenza dell'immagine: l'immagine della non-immagine: un vuoto di immagine, che per Isis è l'unico modo del contrapporsi all'emorragia delle società capitalistiche e occidentali dello spettacolo che, per Isis, sono abitate e governate da infedeli, da chi non condivide la loro medesima fede in una religione, in un vincolo di ripetizione, e il loro stesso stile da, e non a, una vita.

Isis oppone; e al profluvio e diluvio di immagini pubblicitarie delle nostre (…) società dello spettacolo, alle tracce musealizzate delle nostre (…) tradizioni artistiche - la morte, la messa a morte dell'arte e dell'immagine - come? 

Mettendo in una specie della scena - la morte stessa: la messa a morte dell'arte e della vita, e delle sue scene.

P.S.

Si potrebbe prendere, come i fascismi (nazi-fascismo) usino l'arte per governare, facendo della politica e della amministrazione (anche) una cosa artistica, un che (anche) di estetico, quindi sempre degno di essere rimirato: come se, oltre a dover essere efficiente, la politica dovesse essere anche cosa valida in sé, quindi assoluta, quindi bella (il capo politico, cioè il Führer, Hitler, e anche Mussolini, come capo carismatico (carisma: grazia: fascino), capo che il popolo segue e ascolta restandone fascinato: assoggettato da elemento non calcolabile e oggettivabile e razionalizzabile: dal fascino: dalla grazia della sua semplice pura viva presenza sul palco, dalla tribuna, alle adunate oceaniche ove è acclamato dalla folla - ferma in un movimento… - che non comprende del tutto quanto ascolta, ma, rapita, continua catturata dal corpo della Guida: dalla gesticolazione, dalle mani del Capo, dalla sua pura - e umanissima - presenza estetica e vivente.) Lo stato, sì diventando sé: un'opera d'arte: organismo sia efficiente, buono, sia bello, artistico: proporzionato armonico: una bestia degna dello statico e dinamico insieme (quello stato etico in cui il privato, il singolo è valutato: calcolato: assorbito nel pubblico, in una misura del comune: lasciando al cittadino di poter essere sì se stesso, alla sua libera vivente esistenza, e iniziativa di una libertà-da, ma solo e, solo perché contemporaneamente, sempre di nuovo, è sussunto: assunto: fagocitato dallo stato: precarizzato dal partito che ondeggia e fila: e messo in opera, a lavoro, nel sacrifico di sé dal movimento politico, ideologico: coprente immunitariamente, del partito.) Una imponente vivente macchina che si auto-produce in immagini e le produce, spesa: finanzia: compie, le immagini - quella propaganda nella quale il Proprio, la Nazione viene esaltata e viene svalutato l'Altro, il Nemico, l’avversario: e viene glorificata l'immagine pura della razza superiore, e pura immagine d’immagine - che essendo pura è assoluta: divina: non umana: inesistente, quindi, purificantesi immagine da una purezza: dell'Ariano, e viene umiliato screditato combattuto annientato l'Altro ridotto, e condotto, alla sua immagine sempre da distruggere: da sostituire con la propria immagine.

Si potrebbe comprendere come Isis, in quanto fascismo e, insieme, terrorismo, combatta ogni immagine, ogni arte: non solo quella degenerata, non allineata ai dettami, agli ordini, ai programmi - muti: icasticamente presenti nella degenerazione sigetica - della propria tradizione culturale e religiosa, unicamente - roteando -religiosa (essendo l'Islam la forma di una teocrazia, di una teologia (della) politica: di stato, di politica insieme separata dalla religione e solo nella e dalla religione inglobata: e forse il terrorismo d'oggi è proprio questa forma di teologia politica così confusa e, insieme, non caotica… ), ma l'arte in generale: l'immagine in generale - un Generale dell’Immagine! 

E in questo Isis si differenzierebbe dai fascismi europei, in particolare tedesco e italiano, della prima metà del Novecento: perché, invece, il nazismo proporrebbe ancora una immagine, quella di sé, del Proprio, della Razza Pura, dell'Ariano, della propria Nazione, distruggendo però ogni Altro, ogni altro come immagine, ogni immagine dell'altro: in una immagine oggi?

Ma - è proprio solo così?

Perché, se prendiamo come l'immagine di razza pura sia una non razza, una irrealtà di immagine, una astrazione: sia, cioè, solo una idea di razza, specie costosa come la razza qualcosa del solo immaginato pensato voluto e mai esistente effettualmente ma con-cretamente radicalmente storico; se prendiamo come la razza pura sia una immagine assoluta, come un'arte vuota, una estetica dall’astratto: da una posizione elementale, quindi come sia qualcosa di in(e)sistente... - e se teniamo a una nostra mente, come il nazista, il razzista che ogni fascista sempre è, in tanto, contemporaneamente, oggi: distrugge ogni altra immagine d’arte degenerata, di arte impura, riducendo l'altro, il razzialmente diverso dall'ariano alla sua di immagine (tutti gli stereotipi, i luoghi comuni i miti nazi e postnazistici: postgreci e di una grecia asservita a colpa di una malattia dell’origine nella morsa di una europa centrale e centralizzata presso i fiumi di germania, e della propaganda antisemita sugli, e contro gli, per gli ebrei: che li identificano: li fissano in una immagine: li bollano e li denunciano come i-diversi: inferiori: li annientano in quanto in(e)sistenti e autodistruttivi come le serpi di un adamo scoppiato: non degni a un vivere ma solo di una vita che si degrada: distruggendo prima e insieme sempre la loro immagine: la loro razza) - per poterlo distruggere: un altro: per poter distruggere, quindi, ogni immagine dell'umano: ogni arte, e estetica dell’Uomo:

all’ora ecce: noi (…) abbiamo una continuità tra un (nostro) nazismo e Isis...

E se pensiamo al fatto, non solo elementale, che i nazisti istituiscono: il, un luogo, spazio politico e ulteriore delimitato e confinato: chiuso, in cui distruggere l'altro e ogni sua immagine: ogni immagine della politica, e che questo spazio è il campo sì di internamento e di concentramento, ma anzitutto - poi: oggi lo stadio anche e i market - di (uno) sterminio, cioè Lager (Campo che certo è il fisicamente ubicato in un luogo geografico, ma funziona come un paradigma, un modello del vuoto: come modello politico anche nella città, ossia nella dimensione tradizionalmente considerata la più, se non l'unica, politica; Lager accade allo spettacolo dell'ariano, dell'immagine della razza pura, distrugge l'immagine che l'altro, il diverso è, l'ebreo - ebreo che, in oltre, è per tradizione chi non ha immagine: chi non si fa immagine del dio di Dio, quindi venendo sì destinato: destino alla sua essenza, al suo, dell’originario originale la consistenza di non immagine: di immagine vuota: di vuoto di immagine: di immagine della morte: della morte in vita, in quanto vita gradata al degradato e inutile e inefficiente la non degna vita: quindi Lager Destino: nel Campo dall'ariano a morire: a essere gasato: sterminato: annientato: Lager, in cui la vita e la morte passano incessantemente l'una nell'altra: attraverso l'immagine posta solo per essere sempre distrutta, da una altra immagine?) - all’ora - oggi - ecce: e questo noi che può dire:

Isis col suo terrorismo, con e in una politica di morte e di distruzione dell'immagine e della vita ha luogo dappertutto, non ha luogo: è luogo: ecce. Scena scema sempre l'immagine, lo spettacolo della distruzione delle immagini e della vita: trasformando formando i nostri, e loro, programmi televisivi, i nostri , e loro, schermi: le nostre, e loro, immagini in Lager.

Cioè: nello spettacolo, nello spazio chiuso recintato glorificato esaltato, in cui morte e vita: immagine e concretezza: concrescono in astratto e storico si confondono da sempre a sempre incessantemente potendosi a sempre, a un sempre, distinguersi e giocarsi e l'uno contro l'altro, l'uno per l'altro: Lager che i nostri, e loro, schermi sono e disseminano in ovunque, pur, anzi, proprio nella urbanità civiltà agiatezza spensieratezza serenità delle nostre, e loro in parte, città, nostre praticamente immaginate e mondate: lavorate: ecce. Non possiamo un possibile ché possiamo prendere come terrorismo (potendo chiunque essere terrorista: accusato di terrorismo, quindi, per principio essendo ogni momento e atto della vita un atto di morte, atto di terrore - (solo) terroristico) esista come se non esistesse: sola la sua immagine che sempre si nega: e sempre si afferma: e a sempre si vende: e da un sempre si consuma: si deteriora: equivoca - essendo, quivi, la politica e la religione, l'ideologia, e la vita e la morte, oggi, dal nostro, e loro, oggi implicate: prodotte da e producenti immagini: spettacolo: schermi: ciò che fa esistere e, insieme, non esistere cosa come il terrorismo è un punto: il fatto? O del fatto che - ed è un titolo poetico: presocratico! - esso accada: si dia: storicizzi: si obli(ter)i: si cancelli nello schermo: in una immagine d’ostacolo: nel contraccolpo dell’essenza poetica - che fili fughe: in un controllo delle immagini: in una loro selezione censura disseminazione produzione emorragica: nella loro, e nostra, accecante trasparenza: nel loro rutilante assordante serpeggiare: lo schermo è tensore funtore: ciò che mette in relazione e, insieme, in crisi vita e morte: critica la stessa immagine e la sua stessa distruzione. 

Vivi quivi quindi, a partire da, è insistendo in questa sua debole incerta vita: fumosa sistenza, trasparente ubiquità, il terrorismo dà morte: dà a vedere la vita che dà morte alla vita: la vita che dà vita alla morte.