Voto de Magistris? Voto da Nennella? Di uno schermo. E di una politica... - Riccardo Tammaro




L’impegno pro de Magistris, in occasione delle elezioni di giugno, è stata una di quelle verità effettuali che appartengono pienamente alla politica propria del web e dei social. La sua cosiddetta rivoluzione culturale (che pertanto gli opinionisti televisivi hanno accusato di populismo) è stata una rivoluzione mediatica: una rivoluzione, mostrata e dichiarata ed evocata via schermo come possibile, tanto culturale quanto mediatica. Cosa significa questo?


Forse che il contenuto del messaggio non è nulla senza la sua forma: alla politica non importa tanto *ciò che* si dica, ma *che* si dica. La lotta politica è stata dunque (in)detta, perché schermata come finalmente possibile, come l’unico modo di fare politica vera e reale: la lotta che unisce contro un nemico comune la politica non-politica e non istituzionale dei centri sociali e dei giovani attivisti, insieme con la politica, al contrario, istituzionale del sindaco che, però, li appoggia, li riconosce e li ammette nella sua cerchia. E' chiaro: la politica deve “guadagnarsi” un vuoto di identità e potere, come se dovesse riconoscere se stessa nella sua opposta e spesso avversa diversità - per cambiare, per divenire altro, per innovarsi.

Tutto questo come può funzionare, come ha funzionato? Intensificando la propria presenza tanto sul territorio che sugli schermi; sviluppando una campagna elettorale tale da potersi costantemente mostrare sia per strada che via web, mantenendola viva tanto nel pubblico che nel privato: i due contesti, che assistono al farsi politico della propaganda, si devono quasi confondere: solo così possono insieme viaggiare parallelamente, il che significa ancora presupporli come divisi diversi opposti; e poi riconoscendo un alleato non politico e attivandolo come soggetto politico, cui attribuire possibilmente anche un ruolo, uno spicchio di protagonismo... Ora, tale operazione non può funzionare senza che appunto il soggetto politico non sia stato prima presupposto come non-politico; ma solo anche come una sorta di attore sociale o culturale o popolare: de Magistris disattiva la politicità del soggetto con cui vuole allearsi allegandole una singolarità impolitica, una dimensione che non facilmente può essere categorizzata; ma al tempo stesso la attiva come se la decisione sovrana fosse della gente, come se il voto popolare, nonostante la sua dovuta segretezza, l’avessero deciso i clienti di Nennella [trattoria del folclore partenopeo anche 2.0, dove il sindaco, come si è visto in un video diffuso in Facebook, è stato accolto con grande ovazione dei presenti...]… Quindi la politica, per mantenersi anche forma-di-potere, s’appropria alla fine proprio di coloro che allo stato e al potere sembrano avversi, sembrano nemici. Cioè di coloro che - ammettiamolo pure senza cercare di generalizzare troppo - spesso si pongono contro-e-oltre-la-politica: si mettono dalla parte che non è una parte: la politica della non-politica.

L’appropriazione che il politico attua sul soggetto che assiste alla sua propaganda, non può avvenire senza un doppio movimento di attivazione e disattivazione, di riempimento e svuotamento – il politico si è dato allo schermo nella misura in cui è proprio lo schermo a essersi impossessato di lui, così come del cittadino che vota. Perché è proprio lo schermo che unisce la strada con il web, la politica con l’impolitica, l’ordine con il disordine, il contenuto con la forma, il possibile con l’impossibile… Cioè: il politico non può che rifarsi, per poter continuare a rinnovare la sua voce vivace accesa carismatica e attenta ai problemi della gente, alla politica dello schermo via schermo. Mi viene da dire: un politico come de Magistris non può che aver guidato via schermo la sua campagna di politica rivoluzionaria; e, riducendosi a questo, sembra sì che abbia sfruttato a suo favore le necessità mediatico-rappresentative (l’innocenza del suo esporsi personalmente e la complicità dei centri sociali, anch’essi molto attivi sul web)... Ma, come è stato possibile mantenere disgiunti il de Magistris della strada con quello del web, il sindaco del popolo con quello dello schermo? Quanto ancora, e come, de Magistris non potrà essere visto come l’ennesimo dispositivo di potere, lui che si pone contro lo stato e a favore della voce popolare proprio nel momento in cui bisogna far scegliere chi votare: proprio nell’atto che fonda la rappresentanza di un’assemblea politica? De Magistris, per essere riconosciuto come un politico, ha dovuto, cioè, concedere la parte di sé un po’ più “ribelle”, quasi anarchica…

Ecco un esempio, quindi, di come la politica si sia di nuovo fatta sentire via schermo, sul territorio, e proprio su quello più degradato e difficile da amministrare… Via web sono riuscito a seguire gran parte della campagna elettorale di Eleonora de Majo, moglie (suppongo) di Egidio Giordano (ormai noto attivista di centri sociali e molto interessato ai fatti siriani, come mostrano gli stati e le immagini del suo profilo Fb) e candidata con de Magistris. Ha totalizzato un buon punteggio elettorale e, conoscendola via schermo, non posso che essere contento per lei: non lo nascondo. Insomma, ho potuto vedere su Facebook sprazzi di interventi comizi e discorsi da lei tenuti a Scampia, alla Sanità, al Rione Traiano: insomma, in quelle zone che spesso si considerano come periferiche e abbandonate e votate completamente all’assenza dello Stato… Ho potuto vedere, via schermo, le mosse, i tempi, i ritmi della sua campagna elettorale. Cioè io, in fondo, l’avrei votata solo e soltanto perché ho incontrato la sua voce via schermo e l’ho potuta (ri)conoscere come un volto giovane appassionato dei problemi del popolo e che vuole essere, proprio come il sindaco uscente poi rieletto, consigliere della gente, un politico di strada.

Questa forma di politica nuova (la politica che chiede e pretende, di rimboccarsi le maniche, proprio dalla dimensione che ne vive un’altra, di forma politica: quella della camorra…), di cui sono stato, come dire, vittima, è la forma politica che si fa nello e con lo e per lo schermo. Quasi che lo schermo stesso, senza mai essere politicizzato, fosse divenuto politico. O forse già lo è – politico?
Non semplicemente ammettere che la politica, oggi come oggi, si deve fare (anche) per gli schermi via web sui social; ma cercare di capire che ormai è lo schermo a produrre fare essere - la politica. Cioè lo schermo è sia mezzo che fine politico: faccio sentire la mia voce e vedere il mio volto non (solo) più per *dire-qualcosa*, ma prima di tutto, appunto, per *dire*: discutere senza dibattere, conversare senza dialogare, esporre senza far (realmente) vedere. Il politico si fa rappresentante solo quando la rappresentanza che lui stesso è, si apre allo schermo, in esso si fa trascinare, per essere poi dallo schermo stesso (quasi) originata: giustificata e riconosciuta come rappresentanza. Così come la rivoluzione: via schermo è possibile, perché è stata resa via schermo possibile (al potere spetterebbe, dunque, anche l’essere-possibile della possibilità stessa, appunto perché lo espone come veritiero reale concreto…)...
E forse, se il fine del discorso politico si è ridotto a semplice e mero mezzo di comunicazione, non è che sia senza-senso dire che la rivoluzione culturale e mediatica in qualche modo deve essere totalitaria? (Cosa facevano i regimi totalitari se non prima di tutto proporsi come la politica alternativa capace di situarsi oltre le altre parti politiche e di imporsi, quindi, come l’eccezione alla norma, come il nuovo stato che si poneva come annullamento e annichilamento dello stato stesso?). E per essere totalitaria, è necessario che sia, che si mostri, sin da subito, come mediatica e culturale?

p.s.

Il video, ormai datato, di de Magistris che cena dal famoso Nennella – quanto si è rischiato di coniarlo anche come un video di propaganda politica, sebbene, nel contesto stesso del video, il politico non avesse in alcun modo fatto propaganda, ma di lui ne fosse stata semplicemente osannata la presenza come preso e scambiato per la guida rivoluzionaria finalmente (ri)trovata e acquisita, il volto onesto di una nuova era…?
Ciò che lo schermo produce riflettendolo da sé – non si può fare a meno di attivarlo in un’interpretazione precisa, non casuale: quella politica e propagandistico-pubblicitaria… Soprattutto se l’informazione che trasmette non informa propriamente di nulla: soprattutto se, alla fin fine, può anche non importare un bel nulla, che de Magistris sia stato quella sera da Nennella?!