Categorized | ,

Presentazione di La più amata di Teresa Ciabatti - A cura di Rosalba Pipitone





Si è svolta a Marsala nel complesso monumentale San Pietro la presentazione di
La più amata, libro di Teresa Ciabatti, finalista al Premio Strega 2017.

A introdurre e conversare con la scrittrice,  il giornalista Renato Polizzi e l'assessore alla pubblica istruzione e alle politiche giovanili Anna Maria Angileri insiame ai ragazzi dell'istituto Pascasino che hanno letto alcuni brani del libro.

Mi chiamo Teresa Ciabatti, ho quattro anni, e sono la figlia, la gioia, l'orgoglio del Professore.

Il Professore è Lorenzo Ciabatti, primario dell'ospedale di Orbetello dopo un tirocinio in America. Tutti lo amano, tutti lo temono e Teresa è la sua figlia adorata.

Il libro è un'indagine, un exursus tra i meandri della memoria, per scoprire perchè Teresa sia diventata questo tipo di adulto. È una ricerca tra i ricordi volta a scoprire l'origine, a cosa sia successo, a chi le abbia fatto del male, chiedendosi cosa abbia generato questa donna incompiuta.

"C'è tanta realtà e tanta invenzione in questo libro, non ci può essere una verità assoluta, non può esserci un'autobiografia oggettiva -dice Teresa Ciabatti- se il punto di vista è uno dei tanti e se la voce narrante, io, è una voce psicotica, agitata, mitomane, che garantisce che la verità è pur sempre una verità relativa".

Fino a pagina 100, è la voce narrante a far da guida. Una voce narrante molto fastidiosa, a detta della Ciabatti stessa che descrive la bambina insopportabile, -volutamente così- che replica l'atteggiamento del padre, un delirio di questo io narrante che vive in una condizione di privilegio.  
"È interessante mettere in luce -continua la Ciabatti- come le azioni della bambina siano prive di conseguenze, come tutti tendano a sminuire avendo paura del padre, e come la bambina, facendo qualcosa che non va, alzi sempre il tiro: la società, la famiglia, privano la bambina del rapporto causa-effetto, le tolgono il valore dell'esperienza e vive così dentro una gabbia".

Dopo, la chiave di svolta, la bambina viene punita perdendo tutto, la piscina, la villa, il proprio regno subendo persino una metamorfosi fisica ed è destinata a scontrarsi con la realtà. A 16 anni, a Roma, non può più contare sul proprio cognome, è una perfetta sconosciuta, vive l'emarginazione, e non avendo l'esperienza di vita, inizia in ritardo la ricerca interiore dell'identità che mai aveva fatto prima.

Cambia il ritmo del racconto che diventa più affannato, dove si cercano le responsabilità, che vengono assunte dalla propria persona, smettendo di additare altri, scoprendo di essere una persona qualunque e per giunta inadeguata.

Conclude Teresa Ciabatti con l'elogio del fallimento e un sottile rammarico per la mancata vittoria del Premio Strega: "Sono abituata al fallimento e credo fermamente nella caduta. Sono diventata scrittrice perchè ho sempre fallito, il fallimento è una parte di racconto fondamentale, se manca quella parte non si è scrittori completi. Di tutta la letteratura la parte più interessante è il momento della caduta. Cadere più volte fa diventare consapevoli dei propri limiti ed essere uno scrittore migliore. Sono contro al fanatismo della vittoria o dell'eccellenza. Bisogna insegnare il valore della caduta".