(Roma, Accademia d’Ungheria-Palazzo Falconieri) 
da un’idea di Giuseppe Garrera, István Puskás, Sebastiano Triulzi 

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Il tema è quello della lingua liberata, del gioco e della libertà grammaticale, dell’attraversamento dei confini delle parole, della sperimentazione sulla lingua, delle scritture di ricerca verbo visive, concrete e asemantiche, dagli anni Sessanta fino ad oggi. Non solo un grande omaggio alla furiosa e giocosa stagione storica della poesia di ricerca, esplosa all'indomani della seconda guerra mondiale, da subito internazionale, e fatta di sconfinamenti e superamento di barricate e steccati linguistici, tra jeux des mots, versi, calligrammi, nonsensi, disseminazioni, girandole sillabiche, materiali verbali, euforie alfabetiche, verso terre nuove e per disfarsi dal significato e vivere senza più linguaggi e patrie e ragioni grammaticali, ma anche e soprattutto un resoconto odierno, attuale, dei felici distruttori di tutte le lettere e di tutti gli alfabeti, perché il loro operato non è mai cessato e continua nei territori della ricerca verbale d’oggi, ancor più che nel passato sognando una lingua catastrofica, extraterritoriale, fluida, imprendibile, che non si lasci parlare e afferrare, che non persuada e commercializzi il mondo e il sentire: un progetto esemplare di scritture di ribellione (asemantiche, infantili, non allineate, disubbidienti, incomprensibili, sbagliate) con tanto di sparizione elocutoria di ogni io in vista di uno spazio verbovocovisuale dove smarrirsi irrimediabilmente e da cui non fare più ritorno. 

La rassegna di poesia tenutasi all'Accademia d’Ungheria in Roma è stata incontro di poeti musicisti artisti di ricerca da ogni parte del mondo e occasione per il pubblico e per tutti gli appassionati (gli “incurabili”, come li chiamava Brodskij) di aggirarsi per i territori, senza franchigie e confini, della poesia, tra suoni, balbettii, sillabazioni, lallazioni, tartagliamenti, in un grande omaggio alla lingua e ai regni dell’insignificanza e alla dimestichezza con l’insensatezza e le assurde e poco serie giustificazioni dell’arte del far versi e cercare suoni.


All'interno della raccolta: 

X for asemics
(Elementi oggettivi e soggettivi per avvicinare la scrittura asemantica)
di Marco Giovenale

Disagio del sillabario
Breve analisi per un’ipotesi sulla radice dolorosa delle scritture asemaniche e asemiche
di Giuseppe Garrera

Ortografia del nome di Dio
Mirella Bentivoglio e i teologismi della poesia concreta
di Gianni Garrera

Documenti poetici. Per un’estetica pragmatista
di Simona Menicocci

Il procedimento come «emozione intellettuale»: la poesia d Nanni Balestrini
di Gilda Policastro

Politica di Niccolò Furri
argomenti per (e da) una poesia in forma di a[rta]ś[āstra]-47
di Fabio Teti

Expanded Poetry #3
8 iconopoemi 2006-2018

di Andrea Cortellessa

Le particelle elementari: unità testuale e unità abitativa in Gherardo Bortolotti
di Manuel Micaletto

«Sana come il pane quotidiano»

Gli esordi tascabili della poesia visiva
Sebastiano Triulzi


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